25 settembre 2009

Timeo Brunettam et data ferens


Lo so: questo sembra accanimento. Ma non è colpa mia: è il ministro che si sovraespone. Parla, strilla, strepita e si loda incessantemente. E' più che normale, dunque, chiedersi se è davvero il Salvatore della PA, se in questa "Fannulleide" c'è vera gloria. La domanda è tanto più lecita in quanto in Italia ha sempre fatto difetto l'analisi quantitativa delle scelte di governo, o forse dovrei dire l'onestà di commentare dei numeri senza ricorrere all'occultismo, come ad esempio avviene ad ogni tornata elettorale (quando vincono tutti) o a ogni pubblicazione di dati macroeconomici (quando il paese si sdoppia).

In
questo notevole articolo pubblicato dalla redazione di noiseFromAmerika, si esamina con estremo dettaglio il vantato effetto "Brunetta" sull'assenteismo nel pubblico impiego. E' una lettura che io ho trovato molto interessante e per certi versi stupefacente: non avevo infatti mai messo in dubbio le cifre fornite dal ministro, perchè presumevo (ah, le tre I!) che la rilevazione e l'analisi delle presenze fosse puntuale. Ora scopro che erano frutto di inferenza statistica, cioè basate su un campione. Fin qui nulla di male: come sanno tutti gli studenti di economia del primo anno, l'applicazione di test inferenziali ad un campione casuale di norma conduce a risultati attendibili, con percentuali di errore controllabili. L'aspetto davvero incredibile, doppiamente incredibile se si considera che il ministro è anche professore di economia (nè perde occasione per rammentarlo), è che il campione non è scelto casualmente, ma auto-selezionato. In altre parole il ministro ha chiesto alle amministrazioni di comunicare volontariamente i dati sull'assenteismo.

Ora chi pensate abbia avuto più voglia di rispondere: quelle con minori o maggiori percentuali di assenteismo?

24 settembre 2009

La fattoria degli animali


Ci sono animali più uguali degli altri, è innegabile. Nell'immaginario comune e nelle abitudini alimentari, ad esempio, il maiale occupa una posizione decisamente più scomoda, per lui ovviamente, del cane. Del resto non risulta, per il miglior amico dell'uomo, un sinonimo dispregiativo assimilabile a "porco" nè ci si chiede quanti anni viva in media il suino. La risposta è infatti arcinota: poco più di un anno, nella forma quadrupede, un po' di più dopo la trasformazione in salsicce e costate, secondo la formalizzazione E=mc^2, dove m=maiale, volgarmente tradotta ne "del maiale non si butta via nulla".

Passando dalla terraferma agli oceani, si notano altre forme di discriminazione, principalmente derivanti da una certa cinematografia di parte: chi non ha imparato a temere e odiare gli squali per colpa di Spielberg? Di contro, come non adorare quel tenero mammifero cinguettante di nome Flipper?

Queste singolari forme di razzismo, benchè amene, talvolta hanno serie conseguenze. In un articolo dello scorso febbraio, un biologo marino evidenzia come intervenendo sulle modalità di pesca del tonno allo scopo di evitare che muoiano dei delfini, di fatto si è condannato a morte molti altri abitanti del mare, in enormi quantità. Vale la pena, tra l'altro, di notare che i delfini non sono affatto una specie a rischio di estinzione.

La strada per l'inferno è sempre lastricata di buone intenzioni.

16 settembre 2009

Profumo di donna

La donna mater
Non ricordo tanto bene le donne delle pubblicità degli anni '70 e '80: appartengo a una generazione che veniva mandata a giocare in cortile; ma le poche immagini femminili che mi vengono in mente avevano immancabilmente problemi di bucato. Alcune avevano dato alla luce dei bipedi che pur passando tutto il tempo a grufolare nel fango, occasionalmente riuscivano anche a macchiarsi di gelato. Mentre la povera donna cominciava a maledire se stessa e la sua progenie, invariabilmente si avvicinava l'avvoltoio che proponeva sospette sostituzioni di fustini.

E che dire del marito della malcapitata: un uomo che per sentirsi in pace con il mondo indossava camicie dai colletti forgiati nell'acciaio, affilati come un set di coltelli shogun. L'arrotina, dunque, dopo aver studiato i fondamenti di termodinamica per accendere la caldaia del ferro da stiro, un oggetto di modesto ingombro il cui stivaggio richiedeva un monolocale apposito, si affaccendava con l'appretto con il manico. Appretto: una parola semisconosciuta, coniata a scopo puramente vessatorio.

Erano tempi grami per la donna, ancora esclusivamente
legata ad un'immagine domestica, nonostante quasi un secolo di lotte di affrancamento.

Poi qualcosa è cambiato, qualcuno dice proprio grazie
alle (o a causa delle) tv commerciali. Il risultato finale è per lo meno dubbio, in entrambe le sue varianti sintattiche.

La donna oggetto
Ok. L'argomento è trito e ritrito. Prendi una strafiga, vestila il meno possibile, congelala in una posa sinuosa e falle assumere un'espressione ebetemente intrigante. Diventa un diamante: sta bene su tutto. La puoi usare per vendere auto,pentole,penne,orologi,bevande,elementi-di-arredo,riviste,serramenti,mastici-industriali,colle-domestiche,schede-telefoniche,abbonamenti-tv. Puoi anche inserirla in una qualche trasmissione sportiva, al limite installandola su un trespolo che aumenti l'effetto soprammobile. All'occorrenza puoi farla parlare, senza nemmeno doverti scomodare ad allungarle un cracker. Insomma puoi usarla per proporre qualsiasi cosa il cui processo di acquisto richieda una certa dose di testosterone: praticamente tutto. O quasi.

C'è in effetti una categoria di prodotti che evidentemente deve fare appello ad altro e questo ci porta all'altra versione della femmina televisiva.

La donna soggetto
L'esemplare è meno studiato ma non meno diffuso. E soprattutto non meno fastidioso.
Ve la ricordate, qualche anno fa, quella ragazza che doveva lanciarsi col paracadute proprio in quei giorni lì? Io non ho mai conosciuto una ragazza con l'hobby del lancio. Solo di recente ho scoperto un'amica che si arrampica. A parte questo, però, sono certo che tutti almeno una volta si sono chiesti: ma per forza ti dovevi buttare in quei giorni lì? E farsi due conti e prendere l'appunt
amento in un periodo ciclicamente meno complicato?

Poi venne quella che doveva andare in moto, sempre nella settimana di passione. Ovviamente col pantalone di cotone bianco, macchiabile con la sola forza del pensiero. Un jeans nero faceva schifo?

Arrivò, infine, la vee-jay. La VEEJAY, signore! Ma cercarsi un normale lavoro precario? O provare a entrare in una graduatoria scolastica a ostacoli. O mandare un curriculum (fotografico) per fare il ministro delle pari opportunità? E poi, voi, maledetti reclutatori, vi pare il caso di farle fare la ruota? Con tutti i rischi collegati alla 626? E se, mentre rotea, l'assorbente decolla? Forse vi sfugge che, secondo la nota equazione di bernouilli,
l'intimo alato in particolari condizioni di flusso(!) sviluppa una portanza in grado di vincere la forza di gravità? E spendiamoli due euro per una consulenza di fisica!

Non è finita. La banda del cromosoma Y ha dovuto, a malincuore, fare i conti con una triste realtà paritaria: di tanto in tanto anche la metà più dolce del cielo avverte quel fastidioso prurito. L'unica differenza è che il mercato è stato più lesto a rimediare al problema femminile. Allo stato attuale, infatti, non risulta ancora l'esistenza di un presidio medico-chirurgico denominato Cazzil.

Quindi s'è dovuto apprendere che, talvolta, l'Eva del terzo millennio si gonfia. Nessuno sa come e perchè accada. Il Cern ha messo a punto un enorme acceleratore di particelle per rispondere al quesito, ma per ragioni anche legate a segreti militari, ha pubblicizzato l'aggeggio come strumento per risalire alle origini dell'Universo. E' chiaro, però, che la posta in gioco è ben più alta. Mentre si studia la natura del fenomeno, tuttavia, l'industria alimentare ha già trovato il rimedio: una soluzione peretoria (la mancanza della "n" non è un refuso). Non ditemi che non ci avevate pensato? Da dove credevate uscisse l'aria in eccesso? Forse lo yogurtino parla con le molecole d'aria che, attenzione, già si trovano in posizione piuttosto decentrata e le convince a risalire per uscire, magari dal naso o dalle orecchie? E già, e magari non capita nemmeno che un capo di governo vada a minorenni.

Da ultimo vi regalo una visione di campi coltivati, dove abbonda la vegetazione. Ogni tanto, però, una sfoltitina ci vuole: ed ecco allora dei pratici motozappa portatili da far scorrere, con voluttà, sulla pelle per recuperare quella setosità senza la quale, roba delle ultime settimane, "senti come dei granelli di sabbia sotto le ascelle". Ma dico? Almeno un po' di poesia non si potrebbe conservare? Che so, qualcosa tipo: "oggi mi sento pralinata come un bacio perugina".

Sapete che vi dico: meno male che Dino Risi girò Profumo di Donna nel '74. Avessero dovuto produrlo oggi lo avrebbero minimo minimo chiamato Afrore di Femmina.


27 agosto 2009

Ora pro nobis

Deh, elettore cattolico di centro-destra, spiegami come fai a votare PdL /Lega e andare a Messa la domenica?

Obietterai, forse, che nei weekend elettorali vai alla funzione del sabato sera? Probabilmente. Del resto deve venirti molto facile scendere a patti con la coscienza, prima ancora di considerare che puoi giocare ad libitum il jolly della confessione per sciacquare l'anima. Chissà, però, se torna bianca che più bianca non si può? Ne dubito.

Deh, elettore cattolico di centro-destra, spiegami perchè ti commuovi per un embrione, urli contro l'aborto, ti indigni sul testamento biologico e poi scacci l'immigrato? Forse che quella è meno vita delle altre?

Eppure, elettore cattolico di centro-destra, il tuo Cristo somigliava più a un immigrato clandestino che a uno come te, che nel tempio ormai non ci fai solo il mercato ma ci bivacchi vita natural durante. E ti dirò di più: ne venisse un altro, non troppo biondo non troppo bianco, non esiteresti a consegnarlo a Gheddafi, lavandotene le mani.

Fa' una cosa, elettore cattolico di centro-destra, torna a recitare il rosario, che magari è sufficiente per comprare il biglietto per il paradiso, ma per favore non prenderci in giro mormorando "Ora pro nobis", che in verità stai pregando solo per te.

19 agosto 2009

Il pensiero è andato

Di questo anticiclone nordafricano che ormai da qualche anno ha sostituito il più simpatico e temperato omologo delle Azzorre possono dirsi due cose, entrambe estremamente attuali.

La prima è che, essendo per l'appunto nordafricano, è tecnicamente extra-comunitario; in più, siccome nessuno sembra gradirlo, è evidentemente clandestino, e quindi andrebbe arrestato, secondo le recenti norme in materia di sicurezza. E' allo studio un decreto attuativo per imprigionare le molecole d'aria di colore più scuro che quotidianamente varcano il canale di Sicilia per delinquere climaticamente sul suolo (e nell'aire) patrio.

La seconda è che produce effetti singolari su alcune menti, certamente le meno attrezzate. Il fenomeno pare riconducibile all'effetto sorpresa che i pochi neuroni presenti in alcuni cervelli, eccitati e resi più mobili dalla temperatura elevata, provano quando si incontrano. E' noto che l'incontro con lo sconosciuto, il diverso, produce diffidenza reciproca, a volte manifesta ostilità.

Le due conseguenze dell'anticiclone illegale spiegano al 95% le recenti barzellette leghiste, in materia di dialetti e inni. Bisogna, tuttavia, ammettere che se quella sugli insegnanti meridionali che non conoscono il bergamasco stretto abbia alquanto irritato il terrone scrivente, quella sull'inno nazionale gli ha fatto dolere le mascelle per una buona mezz'ora.

E si, perchè tra le motivazioni addotte per la sostituzione, c'è quella che nelle valli del Nord pare ci sia più familiarità con il libretto del Nabucco che con l'inno di Mameli.

Per carità, è evidente che il popolo italico, soprattutto nella sua espressione più compiuta, la Nazionale di calcio, non è ancora riuscito a metabolizzare il concetto di "coorte". A distanza di quasi 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, l'italiano medio, nei cinque minuti che precedono il fischio d'inizio, preferisce rifugiarsi in un più ameno "stringiamoci a corte" che obiettivamente evoca momenti di minore affanno.

Che però, nelle valli del Nord siano più noti i clivi e i colli, qualche dubbio sorge. Immagino questi latranti leghisti, col suono gutturale ostinatamente mantenuto quale prova di forza celtica, canticchiare sotto la doccia "
...ove olezzano tepide e molli l'aure dolci del suol natal".

Anche passando sopra al trascurabile dettaglio che il suolo in questione è Israele, e non il Lombardo-Veneto, e chi canta sono appunto gli Ebrei imprigionati, pare alquanto inverosimile che il rozzo celtico sia in grado di mandare a memoria l'aria del "Va pensiero".

Al limite, volendo a tutti i costi esprimere i valori e gli ideali che si intuiscono dalle parole e dagli atti di questa gente bisognerebbe cambiare il tempo in un più coerente "Il pensiero è andato".

02 luglio 2009

GNUcca

Finalmente ho capito cosa erano le tre I.

Ricordate quando lo scorso berloverno aveva promesso una rivoluzione tecno-economica basata su Informatica, Inglese, Impresa?

Confesso che ero rimasto un filo scettico, considerando i soliti flussi professionali: cervelli che fuggivano, veline che arrivavano. Ma mi ingannavo. E mi ingannavo perché avevo dimenticato le nozioni basilari di economia aziendale, roba da primo anno accademico.

E si: perché non c'è solo l'innovazione di prodotto, ma anche quella di processo. Quest'ultima spesso è meno visibile, ma ha comunque un potente impatto sulla produttività di lavori più tradizionali. Finanche del mestiere più antico del mondo.

Nelle ultime settimane, questo trionfo di innovazione si è appalesato all'opinione pubblica attraverso il concetto di utilizzatore finale nel comparto merceologico del meretricio.

In pratica, la tradizionale transazione pelo-pecuniaria si è modernizzata in alcuni suoi passaggi chiave: la fornitrice del servizio, detta escort (zoccola, in italiano) è munita di palmare o smart phone con il quale provvede a fotografare gli interni della struttura messa a disposizione dal cliente. La foto ha valore probante del contratto. La device serve anche a raccogliere la firma elettronica del cliente, che viene apposta sotto la EULA (end-user licence agreement).

La licenza è disponibile nelle versioni Basic e Premier. In quest'ultimo caso, il pagamento può essere effettuato anche con modalità PayPal, in cui c'è effettivamente un amico che paga, rafforzandosi così la posizione di utilizzatore finale con diritto di godimento, ma senza responsabilità né civile né morale e forse nemmeno penale (ma quest'ultimo punto è controverso).

La diffusione della nuova licenza per l'amore a pagamento, com'era già avvenuto per i sistemi operativi (Linux) e i software per ufficio (OpenOffice), ha stimolato la nascita di un attivo movimento open sorc che propugna un modello di consumo alternativo, detto GNUcca.

Capito ora, quanto erano importanti le tre I?

16 giugno 2009

Il cuculo e l'ippocampo

E' sera tardi. Fa caldo. L'ultimo minorenne scroccone che ho in casa si è appena accasciato nella culla. Spalmato sul divano come un orologio di Dalì, guardo un afono tg locale. Il telecomando è ad almeno due metri: una distanza siderale per le mie capacità psico-motorie. In basso scorre l'immancabile rullo delle notizie che fa molto BBC. Chissà se anche gli Inglesi lo usano per vendicarsi dell'ortografia.

Credo di aver commesso un errore: non è un tg. E' un documentario. Intuisco che si parla di uno strano animale, forse raro, sicuramente molto caro.

E' un ippocampo.

Un tizio in completo scuro e cravatta - deve essere una persona davvero molto importante, forse addirittura il presidente di una squadra di calcio - ne ha appena comprato uno da 300.000 euro. Sospetto che abbia preso un bidone, ma non conosco le quotazioni degli ippocampi: a stento so a quanto vengono via le vongole e i lupini.

Cambio di scena. Esterno giorno. Completo scuro esce da un garage nell'ovvia berlina tedesca. Tutto intorno una ventina di persone, la cui espressione tradisce la recente conquista della posizione eretta. Il volto deformato in un'orribile maschera, saltano e si agitano, urlando nel silenzio dello schermo, venerando il Kurtz nell'ovvia berlina tedesca. Allora capisco. Non è un documentario. E' un film. Un sequel, per la precisione. S'intitola "Qualcuno è tornato sul nido del cuculo".

Solo che l'enorme indiano che possedeva l'unico barlume d'intelligenza della trama è ormai scappato da un pezzo. Sono rimasti solo Jack Nicholson e i suoi compagni. Tutti lobotomizzati.

14 giugno 2009

Zingarelli

Santa Margherita Ligure, abbiamo un problema.

Certo, suonava meglio con "Houston", ma anche nel dramma ci vuole una certa dignità, e da queste parti siamo in riserva da un bel po'.


Di fronte alla consueta platea di imprenditori piccoli, stavolta per giunta giovani, l'erede naturale di Gino Bramieri ha di nuovo dato prova di impagabile senso dello humour, riferendosi ai recenti attacchi della stampa italiana ed estera con il termine "eversione"
.

Ecco, ora la maggior parte di voi penserà che considerare la libertà di opinione eversiva sia un brutto segnale sul piano democratico, ma, consentitemelo, dareste solo prova di mala fede, poichè l'unico problema del barzellettiere capo, e dei giubilanti imprenditori piccoli che applaudivano, è che non conoscono bene l'Italiano.

Ma non è colpa loro.


La questione è complessa e nasce dal noto fenomeno iusgeometrico definito "carambola normativa". Il fenomeno, riproducibile in assenza di cervello, si manifesta ogniqualvolta viene emanata una norma per sistemare una qualche fattispecie sgradevole, senza badare alle conseguenze a più ampio raggio. Si pensi ad esempio alla recente disposizione sulle intercettazioni che, nel tentativo di nascondere la pochezza privata di pochi, assesta un duro colpo alle indagini su qualsiasi reato. Ma non divaghiamo.

La carambola che qui interessa si è verificata in occasione dell'approvazione del pacchetto sicurezza, quello razzista - lo dico non per dare un giudizio morale, ma per facilitarne al lettore la rapida individuazione -, allorquando, in sede di Consiglio di Ministri, si è stesa la lista delle minoranze pericolose, quelle da scacciare o allontanare. Arrivati, dopo alcune ore, alla lettera Z, uno dei trogloditi verdeggianti ha latrato "Fuori gli zingari". Un'anima sensibile, la cui identità non è pervenuta, ha timidamente domandato: "Ma anche i bambini?" e l'altro ha abbaiato di rimando "Pure gli zingarelli: rubano e sono degli accattoni".

Il Ministro degli Interni, persona di grande zelo, ma di precaria cultura - alcuni sostengono che abbia capito il concetto classico di "Invocazione alla Musa" solo pagando un esoso meccanico bresciano per un tagliando fatto ad una Lancia - ha interpretato il mandato "Fuori gli Zingarelli" in maniera totalizzante e ha ordinato l'immediata espulsione da tutte le librerie del noto dizionario.

Nè, tuttavia, la Ministra dell'Istruzione, sarta subito, ha potuto nulla per fermarlo, dal canto suo ritenendo che Fahrenheit 451 siano rispettivamente il nome e il cap di un paesino della bergamasca.

Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: il presidente del consiglio viene messo in condizione di fare una brutta figura usando parole di cui ignora il significato.

Come rimediare? La soluzione è più semplice del previsto. Esiste, infatti, in commercio un'ottima alternativa: il Devoto-Oli. Mandiamone una copia al nostro amato premier, con la seguente postilla allegata alla quarta di copertina: "Devoto e Oli sono due cognomi; non hanno niente a che fare con credenze religiose o purghe nostalgiche".


Non si sa mai.

12 giugno 2009

Il campeggiatore

Ci ho messo un po' a scrivere questo post: mi sono a lungo arrovellato il cervello cercando di ricordare quando si sono tenute le ultime elezioni in Libia. Al primo tentativo di ricerca, Google ha tirato fuori il link "Ah ah". Ho quindi dato un'occhiata al Country Briefing dell'Economist, dal quale ho appreso una sorprendente novità: in Libia non si vota.

Essendo occidentali, coltiviamo quel recondito senso di colpa di chi ha commesso qualche errore nel passato e spera che nessuno salti fuori a ricordaglielo. O forse proprio per meglio espiare, in fondo in fondo speriamo che qualcuno ci chiami a render conto. Tra l'altro il nostro senso di colpa è acuito dalla mediocre recitazione nella fiction ventennale "Un posto al sole", più tragica, incredibilmente, dell'omonima produzione di RaiTre.

E' grottesco, tuttavia, o sublime nel suo richiamo dantesco al contrappasso, che a giudicare, e ad impartire lezioni di civiltà, sia uno dei peggiori dittatori viventi. Un individuo che nella roulette anti-terroristica, truccata, fatta girare da quel sapientebete croupier detto Dabliu, si è improvvisamente lavato di dosso lo stigma che meritava.

Non è però per questo motivo che il nostro Governo gli ha concesso il permesso di soggiornare a Villa Pamphili. Forse quello era il pretesto. La realtà è che il nostro dirimpettaio ha messo su un ciclo di raccolta differenziata del quale noi siamo clienti. Poichè nella visione efficientisco-padana, abbracciata con trasporto da una maggioranza sensibilissima ai temi della bioetica, nella sua versione biancattolica, l'immigrato che viene dal mare è rifiuto da buttare, avere uno smaltitore a portata di mano
torna molto utile. Per non far torto, però, solo all'attuale governo, va sottolineato che gli accordi con il netturbino iniziarono già all'epoca di Prodi. Del resto bisogna dire che sotto al termovalorizzatore ci sono interessanti giacimenti di idrocarburi.

Resta, nella testa del comune cittadino bloggatore, poco avvezzo all'analisi politica, una domanda ingenua e un po' qualunquista: è vero che siamo ancora in bassa stagione, ma non si poteva fare un po' più di selezione sui campeggiatori?

04 giugno 2009

Io pretendo dignità

Con questo slogan Amnesty International sta conducendo una campagna per sollecitare i governi nazionali ad affrontare il problema della povertà, flagello che di fatto priva gli uomini della dignità e in definitiva dei diritti più elementari.

Il Rapporto Annuale 2009 fotografa una realtà piuttosto fosca, in cui ai mali tradizionali si aggiunge il fardello della crisi economica, destinata ad avere un impatto particolarmente grave sulle fasce più deboli. Ai governi nazionali viene rimproverata una sostanziale insensibilità ai temi dei diritti umani e l'abitudine di dimenticare i buoni propositi che in tutte le occasioni ufficiali vengono ripetuti. A ciò si aggiungono due vizi cui pochi Stati sembrano sottrarsi: il predicare bene e razzolare male, e la condiscendenza verso paesi alleati, come nel caso del Sudafrica e dello Zimbabwe.

Il rapporto riecheggia della tradizionale ostilità dei movimenti anti-globalizzazione nei confronti delle forze di mercato che, secondo questa visione, agevolano la sopraffazione dei ricchi nei confronti dei poveri e il conseguente aumento delle diseguaglianze sociali. In questo caso ai governi nazionali viene addebitata la scelta di ritrarsi dall'economia. La tesi è piuttosto superficiale, così come la sostanziale condanna delle decisioni relative al salvataggio del sistema finanziario internazionale ricorrendo al denaro pubblico.

Il rapporto, tuttavia, riserva parole molto dure per diversi regimi totalitari o comunque autoritari, tradizionalmente ostili ai meccanismi economici e alla cultura occidentale. Ampie zone dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia soffrono di una sostanziale mancanza di democrazia, anche laddove si sono instaurate forme economiche tendenti al libero scambio. E' tale il caso della Cina, che continua ad avere una pessima reputazione in materia di libertà civili.

Parole non lusinghiere vengono dedicate anche all'Italia, ai cui governi, l'attuale Berlusconi e il precedente Prodi, sono imputabili diverse forme di insensibilità ai diritti umani. Su tutti campeggia la gestione del problema immigrazione, dalla campagna razzista contro le minoranze rom e sinti, condita da parole di fuoco di ministri ed esponenti politici, alla pratica del respingimento, con cui si è addirittura cancellata la regola, quasi naturale, del soccorso in mare. E questo a prescindere dal rispetto delle convenzioni internazionali che obbligano l'Italia a concedere asilo politico ai rifugiati e a quanti fuggono da Paesi in cui sono a rischio di maltrattamenti. Da ricordare, però, che i primi accordi con la Libia, paese che non ha una procedura per il diritto di asilo, risalgono al governo Prodi.

Veramente assurdo, poi, che in 20 anni, dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat), non si sia trovato il tempo di introdurre il reato di tortura nell'ordinamento penale, con il risultato che i responsabili del macello di Bolzaneto sono stati condannati per reati minori, che sicuramente cadranno in prescrizione prima che l'iter giudiziario sia finito.

E per concludere in bellezza, è il caso di ricordare che il governo italiano non ha mai mostrato ripensamenti sulla tecnica delle "extraordinary renditions", la brillante trovata della coppia Bush-Cheney per praticare la tortura di sospetti terroristi per interposto Stato.

02 giugno 2009

Festa della Repubica

Bisogna affrettarsi a celebrare il 2 giugno. Almeno nella sua veste attuale. E' fondato il sospetto che dal prossimo anno la veste cada e si compia il passaggio, o forse dovremmo dire la traslazione, dall'attuale forma di governo ad una versione meno impegnativa, ma più affine ai gusti e ai modi della classe dirigente.

Completandosi la sublimazione delle questioni di interesse pubblico in una perenne puntata di Uomini e Donne, peggiore del peggiore incubo orwelliano, in cui tutto quello che è rilevante avviene ad una latitudine piuttosto bassa, grosso modo appena sotto la cintura, saremo finalmente in grado di onorare la Festa della Repubica.


S'avanzino i nani e le ballerine.

01 giugno 2009

Guido di Persia

La munnezza è un migratore senza diritto di voto. Nella stagione estiva si sposta verso sud incurante di giunte e simboli. Partita da Napoli qualche mese fa - anche se attenti ornitologi sostengono che non ha mai lasciato la campania felix - ha trovato un nuovo nido a Palermo.

Stavolta, però, non può essere trattata con lo stesso sdegno perchè capita che la città, e la regione, siano nelle mani di efficienti amministrazioni, occasionalmente molto vicine all'attuale maggioranza televisiva. A ciò si aggiunga il pessimo gusto di ricomparire ad un soffio dalla scadenza elettorale e
purtroppo fuori tempo utile per spostare il G8 in Sicilia. Non è da escludersi, tuttavia, l'eventualità di ripartire l'appuntamento in due G4.

E' certo, invece, l'intervento di Bertolaso, instancabile sottosegretario a sciagure & disastri. La sua squadra di abili tessitori è già all'opera per realizzare un altro grande tappeto, modello Ferrandelle, sotto cui risolvere la nuova emergenza.

26 maggio 2009

Cyrano si è spento

Disclaimer: nonostante il dozzinale senso dell'umorismo che l'Autore ritiene di avere, è altamente probabile che il contenuto di questo post risulti, alternativamente o cumulativamente, elitario, velleitario, anacronistico e tedioso. L'Autore, pertanto, dispensa anticipata comprensione per coloro che non arriveranno neppure a terminare il disclaimer prima di precipitarsi di nuovo su Facebook per controllare che si sia acceso il poppino rosso in basso a destra, che promette, ma quasi mai mantiene, agognate interazioni socio-networkistiche.

I fatti: in un meriggio sub-tropicale, in cui sarebbe stato più che lecito essere pallidamente assorti
, A si preparava a perfezionare l'ennesima applicazione della teoria della divisione del lavoro: ritirare le camicie lavatestiratepiegate in lavanderia. Sul muro dell'istituto magistrale, che il maestro catanese già aveva eletto a luogo di serenate, la solita scritta da adolescente ormonalizzato inneggiava alla solita storia d'amore in cui la solita lei gli aveva dimostrato che la vita era realtà e non illusione. Ora, prescindendo dalla buona notizia che il murale non faceva riferimento ad alcun numero di metri sopra o sotto il cielo, inflazionata conseguenza dell'opera mocciosa, rimaneva la triste considerazione che un illusione era stata privata dell'apostrofo, cioè proprio di quel nobile segno rosa che il nasuto eroe metteva fra le parole ti amo.

E dunque muoia Cyrano con tutti i Cyrannosauri. Basta con queste antichità linguistiche. In fondo anche Maometto, a un certo punto, dovette farsi una vacanza in montagna. Dunque, andiamo incontro alle nuove generazioni, eliminiamo una volta per tutte l'apostrofo, dal momento che quasi nessuno lo sa usare. Vero è che la regola è sostanzialmente bineurale, nel senso che sono sufficienti due neuroni per processarla: se una parola è di genere femminile allora si deve apostrofare l'articolo indeterminativo, altrimenti no. Avendo a disposizione un terzo neurone si può addirittura giungere a scrivere qual è in maniera corretta, cioè senza apostrofo. Che questo ha di vendicativo, l'apostrofo: si insinua dove non serve e scompare quando è richiesto.

A questo punto della trattazione, qualcuno potrebbe già aver accampato l'usuale pretesto "basta che ci si capisca". Indubbiamente. Ma la comprensione già perde parte del suo fascino se si riflette sul fatto che anche quando andavamo vestiti di pelli di mammuth brandendo la clava, riuscivamo a intenderci alquanto gutturalmente. Perchè, allora, perdere tempo con tutte le sfumature grammaticali, lessicali, sintattiche. O forse dovrei dire sintattike?

La K è uno degli altri congiurati che tramano per pugnalare l'Italiano. Verrebbe da dire: tu kuokue? Questi ggiovani devono avere una vita densissima per sentire l'impellente necessità di risparmiare saltuariamente una lettera. Chissà (kissà) se nei compiti di italiano è stato sdoganato l'uso della k? D'altronde chissà se il compito d'italiano riesce mediamente a raggiungere una lunghezza eccedente il limite di un sms?

Lo so: ora vi aspettate che entri in scena il congiuntivo. Purtroppo il congiuntivo è mancato alcuni anni fa, quindi può entrare in scena solo con i piedi davanti accompagnato dal patologo. CSI verbale. D'altronde era un tipo insopportabilmente esigente. L'utente doveva aver pensato, prima di parlare, a collocare nel giusto rapporto di probabilità e di tempo più proposizioni. Francamente troppo: il pensare prima di parlare, intendo. Ha avuto la fine che meritava.

Requiescat in pace, di fianco a Cyrano.

28 marzo 2009

Proporzioni

Dalle nebbie dei miei ricordi di scuola di tanto in tanto affiorano alcune spigolature. Dal momento che del cervello dell'uomo si ignora ancora tanto, e che il mio in particolare si ostina ad ignorarmi, sono portato ad attribuire a fenomeni soprannaturali, forse divini, questi affioramenti.

La settimana scorsa, ad esempio, mi sono tornate alla mente le proporzioni, quelle ipnotiche cantilene che invariabilmente legavano alcune lettere dell'alfabeto: A-sta-a-B-come-C-sta-a-D. Il fascino della nenia è che basta niente per trascinarla fuori dalla matematica. Personalmente, subisco molto il fascino della matematica, proprio perchè basta niente per tirarla fuori dal suo guscio e svelare i misteri di cui è costellata la vita reale. Prendiamo ad esempio, che so, la salute di un uomo. Uhm, no, non mi piace. Ripartiamo. Ecco: consideriamo una malattia, magari una di quelle non ancora debellate dalla forza della preghiera o, se proprio ci tenete, dalla ricerca medica. Quale possiamo scegliere? Diciamo quella da quattro lettere.

Dicono che per evitare il contagio serve un affare in lattice. Non è affatto vero. E' una sciocca superstizione. Il metodo matematico ci suggerisce che basta comportarsi bene e astenersi e nulla ci accadrà. Anzi, non incorrendo nelle ire di alcuna entità punitiva, sicuramente non subiremo alcun castigo. Riuscite a intravedere la prima gamba della proporzione? Ancora no? Va bene, formalizzo io:
Astinenza:Salvezza.

Ora abbiamo un solido paradigma sulla base del quale, divertentemente, svelare tutti gli altri misteri della vita ed essere più felici ed anche, perchè no, più intelligenti. Provateci anche voi: è un gioco molto simpatico.

Ehm....sono passati cinque minuti e ancora non vi è venuto in mente un altro esempio per chiudere la proporzione? Ok, niente panico. Pensiamo ad un altro argomento attuale..mumble mumble...ma si!! il cambiamento climatico!

Anche qui, qualche ignorante e/o arrogante vorrebbe convincerci che esistono comode soluzioni in lattice: motori più efficienti, utilizzo di fonti alternative, etc. Ma anche qui la soluzione è immediata. Da cosa dipende il riscaldamento del pianeta? Dal Sole, è ovvio. Ma di preciso qual è il momento a partire dal quale il sole ha cominciato a scaldare di più? Semplice, da quando ha smesso di girare intorno alla Terra. Pensateci: secoli fa, quando vigeva il sistema geocentrico, mica c'erano tanti problemi di calore? A questo punto non ci resta che tornare a insegnare che la Terra sta ferma e tutto il resto le gira intorno, e in un baleno avremo risolto quest'altra piaga dei giorni nostri.

Ricapitolando, dunque, Astinenza:Salvezza=Astronomia:Riscaldamento. Che ne dite? Non è un bel gioco da fare fra amici? Quasi quasi lo brevetto e me lo vendo. Lo chiamo "Sedicemente". Nella scatola anche una veste bianca.

01 marzo 2009

Diario di bordo: breve romanzo salmastro

Era il 28 febbraio dell'anno di grazia 2009. Forti della loro lettera di corsa, tre avventurosi giovani di mare, piuttosto prossimi agli anta, salparono dalla Tortuga (SA) sul famigerato sloop "Pinguino", per una terribile missione denominata in codice: "Jurnata e' sole".

L'equipaggio era irrequieto: serpeggiava la tensione, come fra i guerrieri prima della battaglia. Ancora prima di mettere il piede sulla coperta, si sfiorava la rissa sulla necessità di alcune dotazioni di bordo, nella fattispecie l'estintore. Il Capitano di Rus
cello, sir Sunday Saydear, si era impuntato sulla necessità di procurarsene uno di riserva, dal momento che l'altro era stato portato ai Magazzini dell'Ammiragliato per la ricarica. Adduceva a motivo, il valoroso ufficiale, il fatto che in tutti i disastri marini prima o poi interviene il fuoco. Il Capitano di Frenata, sir Andy Rookie, noto conoscitore del genere catastrofico, tuttavia, sosteneva che in tutti gli esempi di celluloide, i vascelli tipicamente vengono travolti da onde gigantesche o impattano in qualche ostacolo, talvolta anche di ghiaccio, e che di conseguenza il problema si poneva come diversamente elementare, nel senso che non era l'elemento fuoco, ma l'elemento acqua a creare maggiori problemi. Saydear, poco avvezzo alla discussione, sfoderò immediatamente la sciabola ottenendo subitaneo accoglimento delle sue richieste.

Con l'estintore sottobraccio i due si avviarono verso il veliero, superando la facile ironia di un insolente mozzo di pontile, pronto a notare come il Pinguino tendesse a uscire in prevalenza in assenza di vento. Ignorava, il sottoposto, che sir Rookie, tattico di chiara fama, aveva già preannunc
iato il levarsi del vento di lì a un'ora, invariabile previsione che faceva ogni giorno da circa tre anni.

Nella logorante attesa che arrivasse il terzo dell'equipaggio, il Capitano di Corpetto, sir Alphonse Tits, la cui puntualità era una favola nota in tutti i Caraibi, vennero eseguiti i controlli di rito: accensione di prova del motore fuoribordo,
controllo delle condizioni meteo-marine, scelta e armatura della vela di prora. E' qui il caso di ricordare che il Pinguino era reduce da una burrasca, eroicamente affrontata all'ormeggio, durante la quale era andato perduto il segnavento, peraltro già sbilenco. Prendere il mare senza il segnavento era chiaramente un azzardo: avrebbe impedito l'assunzione della postura "De Angelis", in cui lo skipper, affetto da probabile otite, inclina il capo da un lato mentre guarda in alto verso la testa dell'albero, amplificando in questo modo l'effetto millantatorio delle proprie conoscenze nautiche.

Mollate le cime ci volle un buon quarto d'ora per riacquistare il nobile gergo marinaro, in cui gli oggetti più comuni vengono incomprensibilmente rinominati - dall'amantiglio al winch (con la zeta non me ne vengono) - per accrescere la confusione di bordo. Non prima tuttavia che Rookie si fosse complimentato con Saydear per il modo in cui questi stava guidando la barca.

Issate le vele, il vascello cominciò a muoversi leggero sull'acqua, seguendo una bolina larga per 180° appena infastidito da un mare lungo al traverso e dai marosi creati da un paio di SUV del mare in uscita dalla bocca del porto a velocità curvatura. Sir Tits fu sul punto di perdere il suo proverbiale aplomb anglosassone, scrupolosamente coltivato nella purezza dell'istruzione aristocratica della contea dell'Agroshire.

Considerando con compiacimento il lavoro del genoa 120% e l'eccellente parallelismo dei relativi filetti, l'equipaggio si apprestava al momento più significativo della missione: stappare le Nastro Azzurro. In quella, l'irrequieto Tits che da tempo percorreva in ambo i sensi il passavanti di dritta, se
gnalò una baleniera sottovento di prua a due quarte. Si trattava del Pequod (nella foto), un grosso sloop abbondantemente popolato, di circa 30 piedi, che procedeva su una rotta parallela. Un'occhiata al volto teso di Saydear confermò che il loquace timoniere aveva già fiutato il sangue. Inarcando entrambe le sopracciglia, ordinò di issare il Jolly Roger e si lanciò all'inseguimento della preda. Il sempre sbandante Rookie si spostò sottovento per diminuire la superficie bagnata della carena e governare il fiocco, mentre Tits si dedicò alla sua occupazione preferita: cazzare la randa.

Incredibilmente, data la diversa lunghezza, il Pinguino rimontava la baleniera, non senza gigioneggiare in calcolatissime evoluzioni d'acqua ora poggiando ora orzando, senza apparente significato. Era, però, un abile espediente psicologico per aumentare l'effetto di panico a bordo del Pequod. Dop
o circa 15 minuti di serrato inseguimento, la distanza fu annullata, ma Saydear, che più che un pirata era un signore, esaurito dal vittorioso sforzo di dimostrare che il Pinguino era la barca più veloce del Golfo, e ricordandosi di non nutrire particolare interesse per Punta Licosa, chiamò il "Pronti alla virata". Freneticamente gli altri due si affaccendarono alle manovre per mollare la scotta sottovento del fiocco: in pochi secondi tutto fu pronto e la prua scavalcò l'occhio del vento con sapiente maestria. Saydear, tuttavia, disapprovò: "Non avevo detto ancora Viriamo!". Per un istante si considerò anche l'eventualità di ritornare sulle mura precedenti e rifare la manovra per sbronciare il timoniere, ma ormai la nuova rotta era intrapresa.

Il vento nel frattempo aveva rinforzato: la presenza di numerose "paparelle" suggeriva la presenza di circa 15 nodi. Il pesante e pigro pozzetto del Pinguino, valutabile approssimativamente in 250 Kg, rendeva la barca particolarmente orziera, cosicchè la pressione sulla pala per tenerla sempre leggermente alla puggia era quasi insostenibile, per gente avvezza più che altro a solfeggiare sulla tastiera di un computer.

In un lampo si fu in prossimità della costa montuosa. Rookie, subentrato al timone, decise che era il caso di cimentarsi in una frivola quanto infelice strambata. Il boma, alquanto contrariato, la pensava diversamente e si concesse qualche secondo di anarchia riportandosi ad un tratto sulle vecchie mura mentre il fiocco era già passato: brillante esempio di poppa a farfalla autogestita.

Tits, come da copione, aprì il dossier sulle cause del fallimento della manovra: "Ma abbiamo fatto una straorzata?". "Alla menta, forse" - pensò il maldestro Rookie.

Nuovo lato mure a dritta, barca sempre più sbandata, vento in rinforzo, incessante cazzeggio di randa, fino quasi nel campo di regata di un malcapitato gruppo di laser, allorchè la ciurma cominciò a vagheggiare di primi e secondi, non frazioni di angoli, ma portate di pranzo. Dunque altra mortificante vira, che di strambare non pareva il caso, e rotta verso i due fari. Tits ammainò il fiocco e, con la collaborazione di Saydear, ottimo anche nel ruolo di nostromo - pinna gialla, ovviamente -, tirò giù la randa dandole una sciacquata a mare, così per conservarla meglio sotto sale.

Giunti al pontile e disarmate le vele, finalmente ci si avventò sulle birre. Tits, grazie alla sua superiore conoscenza dell'assonometria cavaliera, si assicurò che le cime di prua fossero isosceli e terminanti in geometriche girelle: l'animo dell'ufficiale si riconosce dalla cura per il dettaglio. Finalmente, con il malfermo piede marino guadagnato nelle due ore precedenti, si prese terra alla volta delle rispettive tavole. Apparecchiate.

22 febbraio 2009

Una ronda non fa sicurezza

ALL IN! Nel poker, in particolare nella dilagante versione texana, è la puntata con cui un giocatore mette nel piatto tutte le sue fiches. Il più delle volte la mossa si regge su una mano forte, altre volte è frutto di un bluff.

Dopo aver continuamente rilanciato sulla questione paura-sicurezza, il Governo si è trovato nella spiacevole condizione di essere chiamato al "visto" da parte dell'opinione pubblica, che ormai convinta dell'esistenza di un'effettiva emergenza, chiede una soluzione. Scoperte le carte, però, appare evidente l'azzardo.

Ingenua logica suggerirebbe che di fronte ad un aumento dei reati venisse potenziato l'apparato di sicurezza dello Stato. Tradotto in opinione-pubblichese questo significa più polizia, più carabinieri, condanne più severe e pene più certe. D'altronde tra le ragioni che spingono uno Stato ad afferrare almeno un terzo del reddito dei cittadini, senza dubbio vi è quella di garantirne la sicurezza.

Singolarmente, tuttavia, proprio dalla maggioranza più "Law and Order" che si ricordi, provengono alcune iniziative legislative devolutive, nel senso che devolvono ad altri l'ingrato compito di badare alla sicurezza. Insomma anche nel campo dell'ordine pubblico si fa strada il volontariato, nella particolare foggia della "ronda".

Da convinto liberista ritengo che mai lo Stato dovrebbe mettere bocca e mani nell'organizzazione dei fattori produttivi, dunque nella gestione di aziende. Esistono, però, degli ambiti che gli competono unicamente: difesa, istruzione, salute, sicurezza, etc. Insomma una serie di beni o di funzioni che a ben vedere rappresentano proprio la ragion d'essere del patto civile che vincola i cittadini all'organizzazione statuale e al rispetto delle leggi. Non è ammissibile nè augurabile che su temi del genere la funzione pubblica arretri lasciando spazio all'iniziativa individuale, ancorchè mossa da buona fede.

Alla petizione di principio, però, si può abbinare anche qualche considerazione più prosaica. Anche una democrazia ha bisogno di apparati di polizia, ma al contrario dei regimi assoluti, è costretta a disciplinare in maniera ferrea il potere che attribuisce a quei cittadini investiti del compito di far rispettare le leggi: insomma deve impedire che tale potere si traduca in sopraffazione e venga esercitato a danno della collettività. Non è per niente facile raggiungere questo obiettivo, poichè a livello individuale il binomio potere-responsabilità è molto complesso da gestire. I processi di selezione, addestramento, indottrinamento dei membri delle forze dell'ordine, depositari di un potere superiore, hanno anche lo scopo di nutrire il senso di responsabilità verso la collettività. E nonostante tutte le cautele, capita talvolta che qualcosa vada storto: uno sparo malaugurato, un'irruzione sanguinaria, un pestaggio.

Consideriamo ora il meccanismo della ronda: un'associazione di cittadini si assegna uno scopo di tutela dell'ordine pubblico. Encomiabile obiettivo, in teoria. In pratica avremo gruppi di "tutori" che non sono stati oggetto di alcun processo di selezione, nessuna forma di addestramento, nessuna educazione alla legalità e al rispetto dello Stato. Ognuno di questi "tutori" avrà una sua idea del crimine e della lotta contro il crimine. Ognuno avrà i suoi pregiudizi verso una particolare categoria di persone che non sente a sè affine: prostitute, drogati, zingari, immigrati, ragazzi coi capelli lunghi, persone con il turbante, facce troppo abbronzate, barbe troppo scure. Ognuno di questi "tutori" avrà un suo rapporto con il concetto di potere.

Fate questo semplice esercizio: pensate a tutte le persone che vivono nel vostro condominio. Dareste a ciascuna di esse la possibilità di entrare a far parte di una ronda? Dareste loro il compito di pattugliare una strada, analizzare una situazione potenzialmente illecita e reagire? Non come privato cittadino, che a quello tutti siamo chiamati, ma come membro di un gruppo organizzato? Fate un altro esercizio: vorreste mai che vostro figlio, quello con i capelli lunghi che si veste sempre di nero, una notte, alle tre, mentre si ritira a casa incontri una ronda?

Ci si è affrettati a specificare che le ronde non saranno armate. Trucchetto da prestigiatore dilettante. Quando si parla di arma, la mente immagina immediatamente una pistola, un'arma da fuoco. Posto che un esaltato lo si trova sempre, non foss'altro che per ragioni statistiche, per parlare di armi non abbiamo alcun bisogno di ipotizzare la presenza di polvere pirica. Un bastone va benissimo; una mazza da baseball anche; una chiave inglese pure; uno spray irritante, perchè no. Adesso rifate l'esercizio del figlio che si ritira tardi.

Insomma se c'è un problema di sicurezza, ed ho molti dubbi in proposito, allora si aumenti l'organico delle forze dell'ordine e si migliori la macchina della giustizia. La soluzione costa? L'aspetto più bello del bilancio dello Stato Italiano è che ovunque si guardi c'è possibilità di risparmiare. Se si abolissero le province, ad esempio, si libererebbero svariati miliardi di euro.

Meglio così che svegliarsi dopo un'altra Notte dei Cristalli.

15 febbraio 2009

M'illumino di meno

Veramente?

Il giorno 13 febbraio si è tenuta la quinta edizione dell'inizativa di Caterpillar, trasmissione radiofonica di Rai2, sul tema dell'inquinamento luminoso e del risparmio energetico.

Quest'anno anche il Comune di Salerno
ha inteso partecipare. Simbolicamente. Nella sua newsletter, infatti, il Sindaco, a parte lo spegnimento per un paio di ore delle luci esterne "monumentali" del Palazzo di Città, annuncia una serie di iniziative in materia di risparmio energetico, che al momento sono solo su carta. Fra i progetti citati brilla l'assenza di qualsiasi riferimento alla questione dell'illuminazione pubblica.

Da anni l'amministrazione di Salerno combatte una battaglia, senza quartiere è il caso di dire, contro la notte, nel tentativo evidente di limitare i danni indotti dalla fastidiosa rotazione terrestre. La città vive in una condizione di sagra perenne. Ma è utile avere tante luci?

Molto sinteticamente, ci sono due motivi che giustificano le luci: sicurezza e arredo urbano. Entrambi, condivisibili in linea di principio, meritano però a riflessioni più approfondite, perchè da un lato non esiste alcuna statistica che mostri correlazione fra reati e punti luce, dall'altro è da dimostrare che una fila di lampioni si traduce in un abbellimento a prescindere.

L'unico dato certo è che una quota non piccola della luce generata finisce in cielo e contribuisce al fenomeno dell'inquinamento luminoso. Mi rendo conto che per la maggioranza della gente il problema è marginale. Vorrei però fare da eco alle numerose associazioni che si occupano del problema ed evidenziare che le conseguenze non sono poi così trascurabili.

Innanzitutto viene in causa la fruibilità del cielo notturno, intesa come possibilità di guardare le stelle: è un dato di fatto che, ad esempio, per vedere la Via Lattea bisogna allontanarsi di molto dalla città. Solo così si riesce ad uscire dal globo luminoso. Il problema è naturalmente comune ad ogni città: si stima che delle circa 4000 stelle visibili ad occhio nudo nell'emisfero boreale (magnitudine inferiore a 6) siano visibili solo poche centinaia. Condizioni simili rendono difficile qualsiasi attività scientifica e didattica connessa.

In secondo luogo, la parte di luce dispersa in cielo rappresenta una pura distruzione di denaro del contribuente. I risparmi indotti da un sistema più efficiente di illuminazioni potrebbero essere significativi. Al riguardo, ad un paio di ore di auto da Salerno, il Comune di Torraca ha sperimentato un'interessante soluzione a Led per l'illuminazione pubblica. Secondo il sito del comune il risparmio "vivo" è nell'ordine del 70% e l'inquinamento luminoso drasticamente ridotto.

Fossi io il Sindaco della Città delle Lampadine, un giretto me lo andrei a fare.

13 febbraio 2009

Radicali liberi

Radicale: in chimica, si definisce tale una molecola che presenta un elettrone spaiato. Tale elettrone spaiato rende il radicale una particella estremamente reattiva in grado di legarsi ad altri radicali o di sottrarre un elettrone ad altre molecole vicine. Questa la definizione di Wikipedia.

Curiosamente, si tratta di un concetto che trova numerose manifestazioni anche nella politica italiana. Stavolta, tuttavia, senza alcun artificio letterario, nel senso che non si tratta di metafora.

Da alcuni mesi un nuovo personaggio si è affacciato alle cronache parlamentari, sponda destra, prendendo il posto dell'indimenticato Schifani che, da seconda carica dello Stato, ha raggiunto livelli di ascesi apolemica piuttosto spiazzanti per chi aveva avuto modo di apprezzarne il lato moderato nella passata legislatura. La nuova voce delle libertà, al Senato, è tale Gaetano Quagliariello. Venuto su con il passo del gregario in questo scorcio di terzo governo Berlusconi, si è improvvisamente alzato sui pedali all'ultimo, tragico, tornante della vicenda Englaro. Insomma un altro crociato della vita, che giustamente e fieramente ha levato la sua lama contro quella banda di scellerati assassini che riempiono le fila del partito della morte (cit. B.).

Difficilmente, però, si nasce con l'anima ardente: in genere l'incendio si sviluppa più tardi, ed infatti il nostro vanta una non breve militanza nel Partito Radicale, che sul tema delle libertà individuali ha una posizione appena appena diversa. Come dire doppio salto mortale carpiato ritornato con avvitamento - coefficiente di difficoltà 3,5 - eseguito con stile impeccabile.

Se state pensando che si tratta di un virtuoso solista, tuttavia, incorrereste in un clamoroso errore, perchè la pattuglia di tuffatori acrobati radicali è piuttosto nutrita. Il porta-bandiera è Francesco Rutelli, anche lui artefice di un mirabile balzo, con singolari venature cromatiche: radicale-verde-margheritaro. Molto reattivo, secondo la definizione chimica sopra esposta, è stato in grado di legarsi, giubilante, alle molecole vaticane, dopo una lunga repulsione in chiave anti-clericale.

Tra i casi più recenti si segnala la prodezza di Daniele Capezzone. Qui ammetto la distrazione: mentre si lanciava dal trampolino stavo facendo zapping. Ero convinto che fosse ancora il segretario del partito radicale quando, nel corso di un'intervista trasmessa da un telegiornale, viene indicato nella sovraimpressione come nientemeno che "portavoce del partito delle libertà". Strabuzzo gli occhi, pronto a scagliarmi contro l'ennesima papera giornalistica, quando lo sento parlare: stava veramente portando la voce del cavaliere.

Considerando i test di laboratorio, dunque, bisogna concludere che lo sfortunato e abbandonato partito non è basato sulla chimica del carbonio, perchè, a tutta evidenza, un "Radicale non è per sempre".

10 febbraio 2009

Libertà di scelta

Stato e Chiesa. Da sempre due poteri che tendono ad intrecciarsi come la doppia elica del dna. E forse è scritta nel dna dell'Uomo la necessità dell'uno e dell'altra. Ma non si pongono sullo stesso piano.

Il primo rappresenta l'indispensabile ricorso ad una forma di organizzazione dei rapporti che tenga a bada la natura animale dell'individuo. La seconda è un organismo che tenta di sistematizzare la risposta all'insopprimibile bisogno di comporre l'infinito del Tempo con l'infinitesimo della vita. In altre parole cerca di dare un senso al fatto che noi moriamo mentre tutto il resto continua a sopravvivere. Su questa ansia si costruisce un insieme di regole, che in ultima analisi si traduce nella definizione di una condotta morale, con corollario di premi e punizioni finali.

Fino a che punto possono interagire o fino a che punto i due soggetti possono interferire l'uno nella sfera dell'altro? In un paese democratico, il problema non dovrebbe porsi e a ben vedere forse non si pone affatto, neppure in Italia. Nonostante i recenti casi che hanno agitato gli animi.

La religione è questione esclusivamente personale, riguarda quel bisogno di cui si parlava sopra. Il fatto che qualcuno la mostri in pubblico o la ostenti o ne faccia regola di vita non è di per sè motivo di offesa per gli altri. Ciascuno deve essere libero di seguire il proprio percorso di felicità, di compimento della propria personalità.

Cosa avviene quando una confessione cerca di influenzare le scelte di uno Stato, assumento cioè una dimensione pubblica? Niente di grave, a mio avviso. Si comporta come un normale gruppo di pressione, una lobby. E' discutibile, magari, il fatto che tenti di raggiungere obiettivi che coinvolgano non solo gli appartenenti al gruppo. D'altronde in genere le religioni hanno questi aspetti totalizzanti, essendo basate non su una ricerca di verità, ma su una epifania di verità: al credente, insomma, la verità è stata rivelata, ed è indiscutibile. Poveri gli altri che non possiedono quella certezza, ma questo non è motivo sufficiente per ignorarli: devono conformarsi. Tuttavia siamo sempre nel campo della pressione politica. Ci sono innumerevoli altri gruppi che premono su un governo per ottenere qualcosa in cambio.

Io non mi fascerei la testa se talvolta un gruppo religioso ottiene qualcosa. Forse quello che bisogna pretendere da uno Stato non è il privare le Chiese di parlare, ma quello di metterle tutte sullo stesso piano, poichè tutte meritano la stessa forma di rispetto essendo emanazioni dell'individuo. Questa è una delle grandi conquiste della nostra civiltà e va difesa.

In uno stato democratico, insomma, il problema "pubblico" della religione non si pone se tutte le religioni sono equiparate. Sul piano personale, invece, ognuno risponde davanti alla propria coscienza, secondo la propria onestà intellettuale.

Faccio un esempio: se un governo decide un giorno di essere "cattivo" con un discreto numero di persone, mettendone a rischio la salute (e dunque la vita) con una particolare legge, e il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, si muove in difesa di un principio assoluto di vita facendo di un singolo, controverso caso una battaglia divina, allora è il caso di alzare almeno un sopracciglio, perchè questa consecutio di eventi ha una definizione precisa: ipocrisia.

Ne faccio un altro: se un'organizzazione che predica la rettitudine morale per i propri membri e si erge a indiscussa maestra di etica, suggerisce ai propri aderenti il modo di sabotare una consultazione popolare, si può alzare anche l'altro sopracciglio perché si può adottare la stessa definizione di cui sopra: ipocrisia.

Se qualcuno trova la strada verso la felicità passando attraverso il compromesso con la propria coscienza, che lo faccia. Io ne rispetto la libertà di scelta.

08 febbraio 2009

Il doppio lavoro

Si celebra, in questi giorni, il processo alla coppia degli ex fidanzatini di Perugia, imputati dell'omicidio Kercher. Nonostante gli encomiabili sforzi della stampa, la vicenda non riesce a raggiungere i picchi di morbosità del caso Cogne. Del resto anche Bruno Vespa non contribuisce granché, e la nota schiera di psicologi-sociologi-opinionisti ha ormai troppi divani da frequentare.

Merita, tuttavia, attenzione una simpatica spigolatura, e sarà il caso di trovarla divertente perchè tanto è già pagata, da noi contribuenti ovviamente. Il difensore del giovane imputato è un deputato della Repubblica, l'avv. Giulia Bongiorno. Una persona, in altre parole, che è lecito presumere impegnata a tempo pieno nel vaglio delle proposte di legge, e in generale nello svolgimento delle attività parlamentari. Non paga di questo compito, tuttavia, l'avvocato è anche presidente della Commissione Giustizia.

Poichè non ricordo che i nostri rappresentanti possano optare per una forma contrattuale part-time, mi è venuto il sospetto che forse li stiamo costringendo ad esercitare un doppio lavoro perchè non li paghiamo adeguatamente. Auspico che il Governo affronti con la giusta determinazione anche questo scottante problema di welfare. Le nostre tasche sono a disposizione, come sempre.

07 febbraio 2009

Umiliati e offesi

La giustizia penale è decisamente più attraente di quella civile. E' storia di cronaca nera, di delitti efferati, di indignazione popolare, di attenzione morbosa, di intercettazioni scabrose. Oltretutto è di grande interesse per una classe dirigente avvezza alle aule di tribunale, il cui tentativo sempre meno velato è proprio quello di chiuderle, quelle aule. Ma se indietreggiamo, dietro la montagna dell'ingiustizia penale lentamente appare un'altra cima, forse anche più imponente: l'ingiustizia civile.

Nel suo libro "The Age of Turbulence", Alan Greenspan, ex governatore della Federal Reserve, sostiene che uno dei motivi che resero estremamente burrascoso il passaggio dell'Unione Sovietica dall'economia pianificata al capitalismo fu la mancanza di quella infrastruttura legale e professionale tipica dei paesi ad economia di mercato. Del resto, un sistema economico che non si basa sullo scambio per allocare le risorse non ha alcun bisogno di stabilire come regolare eventuali controversie fra acquirenti e venditori, debitori e creditori. Insomma può fare a meno di dotarsi di una giustizia civile.

Alla luce di queste condivisibili considerazioni, appare evidente che l'Italia si propone come un vivace laboratorio di idee alternative. L'esperimento che si viene conducendo da anni, infatti, tenta di dimostrare che si può far parte del G-pochi pur non avendo alcuno strumento di tutela dei diritti economici. E' l'ennesimo sfoggio di inventiva su cui si basa il made in italy.

La sorpresa, per così dire, è venuta fuori all'inaugurazione dell'anno giudiziario, l'annuale appuntamento in cui ci si raccoglie al capezzale della Giustizia per pronunciare frasi di circostanza, come ad ogni funerale degno di questo nome.

Il primo procuratore della Cassazione, Vincenzo Carbone, ha citato un'umiliante statistica prodotta da un'organizzazione satellite della Banca Mondiale, Doing Business, che si è presa la briga di classificare 181 paesi sulla base della facilità di condurvi attività economiche. La valutazione è fatta sulla base di differenti parametri. L'Italia è al 65° posto assoluto. Al 64° c'è Samoa. Al 63° la Jamaica. La Colombia è al 53°. Potrebbe già bastare. Guardando, tuttavia, il solo parametro Enforcing Contracts, relativo alla tutela giuridica dei contratti, emerge tutta la grandezza del Bel Paese: siamo 156-esimi! Campioni del mondo!
In Italia per arrivare alla fine di un procedimento civile occorrono mediamente 1210 giorni, oltre tre anni, e il costo del processo è pari al 30% del valore della causa; in Francia, per citare uno stato a noi affine come tenore di vita e sistema economico, ne servono 331, con un costo inferiore al 18%.

Sembra impossibile, non è vero? Soprattutto tenendo conto che negli ultimi tre governi si sono succeduti autorevoli Guardasigilli (Castelli, Mastella, Alfano), testimonianze viventi di quanto il tema della Giustizia sia sentito, indipendentemente dai colori politici.

Si vede che il Destino si accanisce contro di noi, generosi contribuenti e cittadini di uno Stato minore. Da vittime, piacerebbe almeno essere magnificate come eroi di un grande romanzo, ma forse più che Umiliati e Offesi siamo solo Cornuti e Mazziati.

03 febbraio 2009

La palla è ovale

Quando la7 iniziò a trasmettere il torneo delle 6 nazioni, alcuni anni or sono, non avevo nessuna idea di cosa fosse il rugby. La mia conoscenza si limitava a quelle rare immagini che facevano capolino di tanto in tanto in tv, quasi casualmente, tra una partita di calcio e l'altra. L'unica cosa che avevo colto del gioco era questa periodica ammucchiata di carne, intervallata da brevi corse arrestate quasi sempre in maniera lievemente bestiale. Non conoscendone le regole, lo trovavo di una noia soporifera, seconda sola al tedio domenicale tipico di un Gran Premio di Formula 1, davanti al quale, complice il canonico pranzo pluri-portata, sono normalmente in grado di prendere sonno già nel giro di ricognizione. Non mi ci è voluto molto, però, per riconoscere che il rugby è lo sport per eccellenza.

L'essenza della competizione sportiva non è la vittoria sull'altro, ma il superamento dei propri limiti. La presenza dell'avversario è strumentale al raggiungimento di questo fine. Per questo egli merita rispetto; perché ci consente di raggiungere un più elevato livello di soddisfazione. In sostanza collabora con noi, ovviamente essendo anch'egli mosso dallo stesso obiettivo. A rifletterci, secondo questa lettura, ogni gara cessa di essere un gioco a somma nulla: tutti guadagnano qualcosa, anche chi perde, nella misura in cui la sconfitta è stimolo per un nuovo combattimento. Per generare questo effetto, tuttavia, la competizione deve essere corretta, leale, altrimenti è un po' come barare al solitario. In una partita di rugby non capita quasi mai che qualcuno si butti a terra simulando un infortunio o insulti l'arbitro, che è un altro collaboratore, per di più disinteressato, al raggiungimento dello scopo di cui sopra. In una partita di rugby c'è intelligenza ma non furbizia, lotta ma non sopraffazione. In definitiva è uno sport che insegna a vivere.

Detto questo, appuntamento a sabato 7 febbraio per Inghilterra-Italia nel tempio
di Twickenham.

01 febbraio 2009

Tutto il mondo è paese

Qualche tempo fa, gli idraulici polacchi si ritagliarono, loro malgrado, uno spazio nelle cronache del vecchio continente: in occasione dell'approvazione di una direttiva europea sui servizi, i malcapitati artigiani divennero il simbolo negativo di una campagna nazionalista francese basata sul trito leitmotiv del furto di lavoro.
Oggi le vittime dell'ignoranza economica sono alcuni ingegneri italiani e portoghesi appartenenti ad una società di Siracusa che ha vinto un appalto nel Lincolnshire, UK, vale a dire in una terra che ha spiegato al mondo che cos'è l'economia di mercato.

Si sa, però, che il capitalismo è bello finché è un pranzo gratis, nel quale, per giunta, sei l'unico commensale. Quando si tratta di applicarne i princìpi in senso più ampio, allora comincia a provocare reazioni allergiche. In questi casi, poi, non manca mai un politico o un sindacalista alla ricerca di consenso che sale sulla tavola da surf per cavalcare l'onda del malcontento. Ed ecco allora che la scatola de "Il Piccolo Protezionista" viene tirata fuori dalla soffitta. Purtroppo, siccome è sullo stesso scaffale dell'altro blockbuster, "Il Piccolo Razzista", capita che prendendo l'una, cada anche l'altra, da cui la fortunata combinazione: "Sporco immigrato ruba-lavoro".

Non vorrei dilungarmi troppo sulla questione tecnico-economica: altri hanno scritto molto meglio di me. Sul punto mi limito ad osservare che il vantaggio di un'economia aperta è la concorrenza, e
quest'ultima si traduce in prezzi più bassi per tutti i consumatori.

In effetti, leggendo la notizia, la prima parola che mi è venuta in mente non aveva niente a che fare con "La Ricchezza delle Nazioni", ma piuttosto con la "Divina Commedia": contrappasso.
Ci eravamo affrettati a dimenticare oltre mezzo secolo di emigrazione, di viaggi in terza classe in fuga dalla miseria e dalla fame, di accoglienze tutt'altro che amichevoli in paesi in cui andavamo a cercare la sopravvivenza, ma anche a portare nuova ricchezza, la ricchezza del lavoro. Pensavamo di poter nascondere il passato sotto il tappeto, e sedere alla tavola dei ricchi, guardando dall'alto in basso chi non ha. E neppure con la condiscendenza delle vecchie aristocrazie, quanto piuttosto con l'arroganza e l'ignoranza dei parvenue, di chi ha messo le mani su un po' di roba e vive nel terrore che l'altro gliela porti via. "Affondiamo i barconi", "Aiutiamoli a casa loro", "Vengono solo per commettere reati", "Le nostre figlie non avranno mai il burqa", "Un giorno vivremo nelle riserve" e così via fino a ridurre il problema a una mera questione di ordine pubblico.

Poi un giorno apriamo i giornali e scopriamo che qualcuno la pensa esattamente come noi, solo che stavolta lui è a Nord e noi a Sud.

31 gennaio 2009

Astro del Ciel

Se una di queste sere vi capitasse di alzare gli occhi al cielo, dovreste riuscire facilmente a individuare, verso sud, tre stelle allineate. Si tratta della cintura di Orione, il cacciatore, il Signore del cielo invernale. Ogni sera combatte contro il Toro fino a che, con il passare delle ore, non si trova nella posizione più favorevole per "matarlo".
E' solo uno degli innumerevoli spettacoli che l'osservazione delle stelle offre all'occhio umano.

Il 2009 è stato proclamato Anno Internazionale dell'Astronomia. E' il momento giusto per avvicinarsi ad una scienza che, più di ogni altra, offre immediate ricompense anche al dilettante sprovvisto di qualsiasi strumento. Non c'è nulla di più suggestivo, infatti, di un cielo stellato scrutato ad occhio nudo: in condizioni di poca luminosità si può essere soverchiati dallo spettacolo di milioni di lampadine colorate che bucano il manto della notte. E con un semplice binocolo, 7x50 o 10x50 (20 euro da Lidl), la frase "polvere di stelle" assumerà un significato del tutto nuovo. Con un buon 10x50 si possono addirittura vedere i quattro satelliti galileani di Giove.

C'è un ulteriore effetto che l'osservazione produce: aiuta a collocare le vicende terrestri nella giusta prospettiva, che in fondo altro non siamo se non qualche miliardo di frammenti di vita in viaggio per l'universo su un guscio di noce. E tuttavia siamo fatti della stessa materia delle stelle: ogni atomo che forma il nostro corpo è venuto da lassù. In definitiva siamo scintille di stelle. Fascinating, direbbe Spock.

30 gennaio 2009

Italia Brasile 3-2


Avevo 11 anni. Il lungo party degli '80 era cominciato da poco, ma il Paese era già sbronzo. I due decenni successivi ci avrebbero presentato il conto di quello che avevamo rotto durante la festa.
La ciliegina fu la vittoria nel mondiale spagnolo, un torneo trionfale nel corso del quale battemmo il Brasile per 3-2. E lì abbiamo scattato l'istantanea. Oggi viene da confontare l'immagine seppiata con il nuovo scontro Italia-Brasile, che di calcistico ha lo stesso furore con cui viene affrontato da un manipolo di politici.
Brevemente: la corte suprema brasiliana ha accordato a un terrorista nostrano, condannato in Italia per quattro omicidi, lo status di rifugiato politico, di fatto impedendone l'estradizione. Senza dubbio una sentenza fantastica, nel senso che è frutto di fantasia. L'indignazione è legittima, così come la pressione diplomatica. L'isteria no e nemmeno l'arroganza. La magistratura nei paesi democratici, esecrabile circostanza, gode di una certa autonomia rispetto al potere politico. Scagliarsi, dunque, contro il governo brasiliano, minacciare di ritirare l'ambasciatore, addirittura - pronti con le mascelle - paventare la cancellazione di una partita amichevole, ha il sapore del ridicolo. Perchè, invece, non far dare il calcio d'inizio e subito dopo portare via il pallone con aria imbronciata?
E, sempre per rimanere vicini allo sport più amato dall'italiano, vale la pena di osservare che per la nostra diplomazia esistono Stati di serie A e Stati di serie B. A questi ultimi si possono mostrare i muscoli, agli altri la coda. Malafede? Se la memoria vi difetta, date una googolata alle parole "funivia Cermis".


27 gennaio 2009

Campania infelix

C'è qualcosa di tenero, e ovviamente esasperante, nella tenacia con cui la premiata ditta Bassolino-Jervolino si tiene avvinghiata alla sella. E' noto che le dimissioni sono un esercizio pressochè ignoto alla platea politica italiana, ma che ci volete fare: l'elettore è una bestia ingenua. Pensa sempre che la misura sia colma, che si sia raggiunto un livello di (in)decenza insopportabile da qualsiasi essere umano. Eppure, bisogna rassegnarsi: esistono esseri sovraumani, vocati alla causa del servizio pubblico. Solo questa ragione, questa ansia di fare il bene comune, questa abnegazione permette a questi due martiri non reciclabili di resistere sulla tolda della discarica, incuranti dei venti maleodoranti che spazzano (sic!) l'infelice regione.
Rassicurante, tuttavia, la presa di posizione del PD: alla via così, ma è importante dare un segnale di discontinuità. Che belle parole.

26 gennaio 2009

Obama pensaci tu!

E venne il giorno. Folla oceanica assiepata ai piedi del nuovo Salvatore. Quel vago, si fa per dire, profumo di Hollywood. L'icona della musica nera, ugola in stato terminale, ma sempre buona a smuoverti le frattaglie, canta la conquista di un momento forse nemmeno mai ancora sognato. Sarà un grande Presidente? Non è dato saperlo. Almeno, però, si è circondato di gente competente: il contrasto con chi si alza è già evidente e lascia ben sperare. Sperare. Anche questo è un punto segnato, verrebbe da dire a porta vuota, che troppo facile era metterla dentro dopo W., e però c'è voluta una certa dose di coraggio a raccontare che era il caso di smetterla con questa angoscia da accerchiamento. E tornare a fare gli adulti, a riflettere prima di agire. D'altronde da una superpotenza cresciuta sui miti di libertà e democrazia possiamo ben pretendere che si comporti meglio di una cellula di terroristi. E si può anche esigere che sappia fare più ordine nelle proprie tasche. La sfida sui temi economici è forse anche più impegnativa di quella di politica estera e, in qualche modo, anche questa coinvolge i destini di tutto il mondo. Nelle prossime settimane si capirà quanto di buono c'è in questa amministrazione, ma al di là dei risultati che saranno raggiunti, l'elezione di Obama rimane un potente messaggio, il simbolo di una nazione che è capace di progredire non solo economicamente e militarmente. Non è affatto poco.