Se una di queste sere vi capitasse di alzare gli occhi al cielo, dovreste riuscire facilmente a individuare, verso sud, tre stelle allineate. Si tratta della cintura di Orione, il cacciatore, il Signore del cielo invernale. Ogni sera combatte contro il Toro fino a che, con il passare delle ore, non si trova nella posizione più favorevole per "matarlo".
E' solo uno degli innumerevoli spettacoli che l'osservazione delle stelle offre all'occhio umano.
Il 2009 è stato proclamato Anno Internazionale dell'Astronomia. E' il momento giusto per avvicinarsi ad una scienza che, più di ogni altra, offre immediate ricompense anche al dilettante sprovvisto di qualsiasi strumento. Non c'è nulla di più suggestivo, infatti, di un cielo stellato scrutato ad occhio nudo: in condizioni di poca luminosità si può essere soverchiati dallo spettacolo di milioni di lampadine colorate che bucano il manto della notte. E con un semplice binocolo, 7x50 o 10x50 (20 euro da Lidl), la frase "polvere di stelle" assumerà un significato del tutto nuovo. Con un buon 10x50 si possono addirittura vedere i quattro satelliti galileani di Giove.
C'è un ulteriore effetto che l'osservazione produce: aiuta a collocare le vicende terrestri nella giusta prospettiva, che in fondo altro non siamo se non qualche miliardo di frammenti di vita in viaggio per l'universo su un guscio di noce. E tuttavia siamo fatti della stessa materia delle stelle: ogni atomo che forma il nostro corpo è venuto da lassù. In definitiva siamo scintille di stelle. Fascinating, direbbe Spock.
Avevo 11 anni. Il lungo party degli '80 era cominciato da poco, ma il Paese era già sbronzo. I due decenni successivi ci avrebbero presentato il conto di quello che avevamo rotto durante la festa.
La ciliegina fu la vittoria nel mondiale spagnolo, un torneo trionfale nel corso del quale battemmo il Brasile per 3-2. E lì abbiamo scattato l'istantanea. Oggi viene da confontare l'immagine seppiata con il nuovo scontro Italia-Brasile, che di calcistico ha lo stesso furore con cui viene affrontato da un manipolo di politici.
Brevemente: la corte suprema brasiliana ha accordato a un terrorista nostrano, condannato in Italia per quattro omicidi, lo status di rifugiato politico, di fatto impedendone l'estradizione. Senza dubbio una sentenza fantastica, nel senso che è frutto di fantasia. L'indignazione è legittima, così come la pressione diplomatica. L'isteria no e nemmeno l'arroganza. La magistratura nei paesi democratici, esecrabile circostanza, gode di una certa autonomia rispetto al potere politico. Scagliarsi, dunque, contro il governo brasiliano, minacciare di ritirare l'ambasciatore, addirittura - pronti con le mascelle - paventare la cancellazione di una partita amichevole, ha il sapore del ridicolo. Perchè, invece, non far dare il calcio d'inizio e subito dopo portare via il pallone con aria imbronciata?
E, sempre per rimanere vicini allo sport più amato dall'italiano, vale la pena di osservare che per la nostra diplomazia esistono Stati di serie A e Stati di serie B. A questi ultimi si possono mostrare i muscoli, agli altri la coda. Malafede? Se la memoria vi difetta, date una googolata alle parole "funivia Cermis".
C'è qualcosa di tenero, e ovviamente esasperante, nella tenacia con cui la premiata ditta Bassolino-Jervolino si tiene avvinghiata alla sella. E' noto che le dimissioni sono un esercizio pressochè ignoto alla platea politica italiana, ma che ci volete fare: l'elettore è una bestia ingenua. Pensa sempre che la misura sia colma, che si sia raggiunto un livello di (in)decenza insopportabile da qualsiasi essere umano. Eppure, bisogna rassegnarsi: esistono esseri sovraumani, vocati alla causa del servizio pubblico. Solo questa ragione, questa ansia di fare il bene comune, questa abnegazione permette a questi due martiri non reciclabili di resistere sulla tolda della discarica, incuranti dei venti maleodoranti che spazzano (sic!) l'infelice regione.
Rassicurante, tuttavia, la presa di posizione del PD: alla via così, ma è importante dare un segnale di discontinuità. Che belle parole.
E venne il giorno. Folla oceanica assiepata ai piedi del nuovo Salvatore. Quel vago, si fa per dire, profumo di Hollywood. L'icona della musica nera, ugola in stato terminale, ma sempre buona a smuoverti le frattaglie, canta la conquista di un momento forse nemmeno mai ancora sognato. Sarà un grande Presidente? Non è dato saperlo. Almeno, però, si è circondato di gente competente: il contrasto con chi si alza è già evidente e lascia ben sperare. Sperare. Anche questo è un punto segnato, verrebbe da dire a porta vuota, che troppo facile era metterla dentro dopo W., e però c'è voluta una certa dose di coraggio a raccontare che era il caso di smetterla con questa angoscia da accerchiamento. E tornare a fare gli adulti, a riflettere prima di agire. D'altronde da una superpotenza cresciuta sui miti di libertà e democrazia possiamo ben pretendere che si comporti meglio di una cellula di terroristi. E si può anche esigere che sappia fare più ordine nelle proprie tasche. La sfida sui temi economici è forse anche più impegnativa di quella di politica estera e, in qualche modo, anche questa coinvolge i destini di tutto il mondo. Nelle prossime settimane si capirà quanto di buono c'è in questa amministrazione, ma al di là dei risultati che saranno raggiunti, l'elezione di Obama rimane un potente messaggio, il simbolo di una nazione che è capace di progredire non solo economicamente e militarmente. Non è affatto poco.