26 maggio 2009

Cyrano si è spento

Disclaimer: nonostante il dozzinale senso dell'umorismo che l'Autore ritiene di avere, è altamente probabile che il contenuto di questo post risulti, alternativamente o cumulativamente, elitario, velleitario, anacronistico e tedioso. L'Autore, pertanto, dispensa anticipata comprensione per coloro che non arriveranno neppure a terminare il disclaimer prima di precipitarsi di nuovo su Facebook per controllare che si sia acceso il poppino rosso in basso a destra, che promette, ma quasi mai mantiene, agognate interazioni socio-networkistiche.

I fatti: in un meriggio sub-tropicale, in cui sarebbe stato più che lecito essere pallidamente assorti
, A si preparava a perfezionare l'ennesima applicazione della teoria della divisione del lavoro: ritirare le camicie lavatestiratepiegate in lavanderia. Sul muro dell'istituto magistrale, che il maestro catanese già aveva eletto a luogo di serenate, la solita scritta da adolescente ormonalizzato inneggiava alla solita storia d'amore in cui la solita lei gli aveva dimostrato che la vita era realtà e non illusione. Ora, prescindendo dalla buona notizia che il murale non faceva riferimento ad alcun numero di metri sopra o sotto il cielo, inflazionata conseguenza dell'opera mocciosa, rimaneva la triste considerazione che un illusione era stata privata dell'apostrofo, cioè proprio di quel nobile segno rosa che il nasuto eroe metteva fra le parole ti amo.

E dunque muoia Cyrano con tutti i Cyrannosauri. Basta con queste antichità linguistiche. In fondo anche Maometto, a un certo punto, dovette farsi una vacanza in montagna. Dunque, andiamo incontro alle nuove generazioni, eliminiamo una volta per tutte l'apostrofo, dal momento che quasi nessuno lo sa usare. Vero è che la regola è sostanzialmente bineurale, nel senso che sono sufficienti due neuroni per processarla: se una parola è di genere femminile allora si deve apostrofare l'articolo indeterminativo, altrimenti no. Avendo a disposizione un terzo neurone si può addirittura giungere a scrivere qual è in maniera corretta, cioè senza apostrofo. Che questo ha di vendicativo, l'apostrofo: si insinua dove non serve e scompare quando è richiesto.

A questo punto della trattazione, qualcuno potrebbe già aver accampato l'usuale pretesto "basta che ci si capisca". Indubbiamente. Ma la comprensione già perde parte del suo fascino se si riflette sul fatto che anche quando andavamo vestiti di pelli di mammuth brandendo la clava, riuscivamo a intenderci alquanto gutturalmente. Perchè, allora, perdere tempo con tutte le sfumature grammaticali, lessicali, sintattiche. O forse dovrei dire sintattike?

La K è uno degli altri congiurati che tramano per pugnalare l'Italiano. Verrebbe da dire: tu kuokue? Questi ggiovani devono avere una vita densissima per sentire l'impellente necessità di risparmiare saltuariamente una lettera. Chissà (kissà) se nei compiti di italiano è stato sdoganato l'uso della k? D'altronde chissà se il compito d'italiano riesce mediamente a raggiungere una lunghezza eccedente il limite di un sms?

Lo so: ora vi aspettate che entri in scena il congiuntivo. Purtroppo il congiuntivo è mancato alcuni anni fa, quindi può entrare in scena solo con i piedi davanti accompagnato dal patologo. CSI verbale. D'altronde era un tipo insopportabilmente esigente. L'utente doveva aver pensato, prima di parlare, a collocare nel giusto rapporto di probabilità e di tempo più proposizioni. Francamente troppo: il pensare prima di parlare, intendo. Ha avuto la fine che meritava.

Requiescat in pace, di fianco a Cyrano.

1 commento:

  1. complimenti scrivi da dio. ti seguirò! è un piacere orgasmico leggerti oltre che provo un'invidia profonda per quelli che sanno pennellare la realtà come fai tu.
    ciao
    saverio

    RispondiElimina