Era il 28 febbraio dell'anno di grazia 2009. Forti della loro lettera di corsa, tre avventurosi giovani di mare, piuttosto prossimi agli anta, salparono dalla Tortuga (SA) sul famigerato sloop "Pinguino", per una terribile missione denominata in codice: "Jurnata e' sole".L'equipaggio era irrequieto: serpeggiava la tensione, come fra i guerrieri prima della battaglia. Ancora prima di mettere il piede sulla coperta, si sfiorava la rissa sulla necessità di alcune dotazioni di bordo, nella fattispecie l'estintore. Il Capitano di Ruscello, sir Sunday Saydear, si era impuntato sulla necessità di procurarsene uno di riserva, dal momento che l'altro era stato portato ai Magazzini dell'Ammiragliato per la ricarica. Adduceva a motivo, il valoroso ufficiale, il fatto che in tutti i disastri marini prima o poi interviene il fuoco. Il Capitano di Frenata, sir Andy Rookie, noto conoscitore del genere catastrofico, tuttavia, sosteneva che in tutti gli esempi di celluloide, i vascelli tipicamente vengono travolti da onde gigantesche o impattano in qualche ostacolo, talvolta anche di ghiaccio, e che di conseguenza il problema si poneva come diversamente elementare, nel senso che non era l'elemento fuoco, ma l'elemento acqua a creare maggiori problemi. Saydear, poco avvezzo alla discussione, sfoderò immediatamente la sciabola ottenendo subitaneo accoglimento delle sue richieste.
Con l'estintore sottobraccio i due si avviarono verso il veliero, superando la facile ironia di un insolente mozzo di pontile, pronto a notare come il Pinguino tendesse a uscire in prevalenza in assenza di vento. Ignorava, il sottoposto, che sir Rookie, tattico di chiara fama, aveva già preannunciato il levarsi del vento di lì a un'ora, invariabile previsione che faceva ogni giorno da circa tre anni.
Nella logorante attesa che arrivasse il terzo dell'equipaggio, il Capitano di Corpetto, sir Alphonse Tits, la cui puntualità era una favola nota in tutti i Caraibi, vennero eseguiti i controlli di rito: accensione di prova del motore fuoribordo, controllo delle condizioni meteo-marine, scelta e armatura della vela di prora. E' qui il caso di ricordare che il Pinguino era reduce da una burrasca, eroicamente affrontata all'ormeggio, durante la quale era andato perduto il segnavento, peraltro già sbilenco. Prendere il mare senza il segnavento era chiaramente un azzardo: avrebbe impedito l'assunzione della postura "De Angelis", in cui lo skipper, affetto da probabile otite, inclina il capo da un lato mentre guarda in alto verso la testa dell'albero, amplificando in questo modo l'effetto millantatorio delle proprie conoscenze nautiche.
Mollate le cime ci volle un buon quarto d'ora per riacquistare il nobile gergo marinaro, in cui gli oggetti più comuni vengono incomprensibilmente rinominati - dall'amantiglio al winch (con la zeta non me ne vengono) - per accrescere la confusione di bordo. Non prima tuttavia che Rookie si fosse complimentato con Saydear per il modo in cui questi stava guidando la barca.
Issate le vele, il vascello cominciò a muoversi leggero sull'acqua, seguendo una bolina larga per 180° appena infastidito da un mare lungo al traverso e dai marosi creati da un paio di SUV del mare in uscita dalla bocca del porto a velocità curvatura. Sir Tits fu sul punto di perdere il suo proverbiale aplomb anglosassone, scrupolosamente coltivato nella purezza dell'istruzione aristocratica della contea dell'Agroshire.
Considerando con compiacimento il lavoro del genoa 120% e l'eccellente parallelismo dei relativi filetti, l'equipaggio si apprestava al momento più significativo della missione: stappare le Nastro Azzurro. In quella, l'irrequieto Tits che da tempo percorreva in ambo i sensi il passavanti di dritta, segnalò una baleniera sottovento
Incredibilmente, data la diversa lunghezza, il Pinguino rimontava la baleniera, non senza gigioneggiare in calcolatissime evoluzioni d'acqua ora poggiando ora orzando, senza apparente significato. Era, però, un abile espediente psicologico per aumentare l'effetto di panico a bordo del Pequod. Dopo circa 15 minuti di serrato inseguimento, la distanza fu annullata, ma Saydear, che più che un pirata era un signore, esaurito dal vittorioso sforzo di dimostrare che il Pinguino era la barca più veloce del Golfo, e ricordandosi di non nutrire particolare interesse per Punta Licosa, chiamò il "Pronti alla virata". Freneticamente gli altri due si affaccendarono alle manovre per mollare la scotta sottovento del fiocco: in pochi secondi tutto fu pronto e la prua scavalcò l'occhio del vento con sapiente maestria. Saydear, tuttavia, disapprovò: "Non avevo detto ancora Viriamo!". Per un istante si considerò anche l'eventualità di ritornare sulle mura precedenti e rifare la manovra per sbronciare il timoniere, ma ormai la nuova rotta era intrapresa.
Il vento nel frattempo aveva rinforzato: la presenza di numerose "paparelle" suggeriva la presenza di circa 15 nodi. Il pesante e pigro pozzetto del Pinguino, valutabile approssimativamente in 250 Kg, rendeva la barca particolarmente orziera, cosicchè la pressione sulla pala per tenerla sempre leggermente alla puggia era quasi insostenibile, per gente avvezza più che altro a solfeggiare sulla tastiera di un computer.
In un lampo si fu in prossimità della costa montuosa. Rookie, subentrato al timone, decise che era il caso di cimentarsi in una frivola quanto infelice strambata. Il boma, alquanto contrariato, la pensava diversamente e si concesse qualche secondo di anarchia riportandosi ad un tratto sulle vecchie mura mentre il fiocco era già passato: brillante esempio di poppa a farfalla autogestita.
Tits, come da copione, aprì il dossier sulle cause del fallimento della manovra: "Ma abbiamo fatto una straorzata?". "Alla menta, forse" - pensò il maldestro Rookie.
Nuovo lato mure a dritta, barca sempre più sbandata, vento in rinforzo, incessante cazzeggio di randa, fino quasi nel campo di regata di un malcapitato gruppo di laser, allorchè la ciurma cominciò a vagheggiare di primi e secondi, non frazioni di angoli, ma portate di pranzo. Dunque altra mortificante vira, che di strambare non pareva il caso, e rotta verso i due fari. Tits ammainò il fiocco e, con la collaborazione di Saydear, ottimo anche nel ruolo di nostromo - pinna gialla, ovviamente -, tirò giù la randa dandole una sciacquata a mare, così per conservarla meglio sotto sale.
Giunti al pontile e disarmate le vele, finalmente ci si avventò sulle birre. Tits, grazie alla sua superiore conoscenza dell'assonometria cavaliera, si assicurò che le cime di prua fossero isosceli e terminanti in geometriche girelle: l'animo dell'ufficiale si riconosce dalla cura per il dettaglio. Finalmente, con il malfermo piede marino guadagnato nelle due ore precedenti, si prese terra alla volta delle rispettive tavole. Apparecchiate.
mi fai morire!!!!rido da sola dall'inizio del racconto, ricordando aneddoti simili, a bordo del ben + modico, malridotto e supepopolato Tucano!!!
RispondiEliminacomplimenti per la brillante maestria con cui sono descritti i membri dell'equipaggio!!