
Avevo 11 anni. Il lungo party degli '80 era cominciato da poco, ma il Paese era già sbronzo. I due decenni successivi ci avrebbero presentato il conto di quello che avevamo rotto durante la festa.
La ciliegina fu la vittoria nel mondiale spagnolo, un torneo trionfale nel corso del quale battemmo il Brasile per 3-2. E lì abbiamo scattato l'istantanea. Oggi viene da confontare l'immagine seppiata con il nuovo scontro Italia-Brasile, che di calcistico ha lo stesso furore con cui viene affrontato da un manipolo di politici.
Brevemente: la corte suprema brasiliana ha accordato a un terrorista nostrano, condannato in Italia per quattro omicidi, lo status di rifugiato politico, di fatto impedendone l'estradizione. Senza dubbio una sentenza fantastica, nel senso che è frutto di fantasia. L'indignazione è legittima, così come la pressione diplomatica. L'isteria no e nemmeno l'arroganza. La magistratura nei paesi democratici, esecrabile circostanza, gode di una certa autonomia rispetto al potere politico. Scagliarsi, dunque, contro il governo brasiliano, minacciare di ritirare l'ambasciatore, addirittura - pronti con le mascelle - paventare la cancellazione di una partita amichevole, ha il sapore del ridicolo. Perchè, invece, non far dare il calcio d'inizio e subito dopo portare via il pallone con aria imbronciata?
E, sempre per rimanere vicini allo sport più amato dall'italiano, vale la pena di osservare che per la nostra diplomazia esistono Stati di serie A e Stati di serie B. A questi ultimi si possono mostrare i muscoli, agli altri la coda. Malafede? Se la memoria vi difetta, date una googolata alle parole "funivia Cermis".
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