
Lo so: questo sembra accanimento. Ma non è colpa mia: è il ministro che si sovraespone. Parla, strilla, strepita e si loda incessantemente. E' più che normale, dunque, chiedersi se è davvero il Salvatore della PA, se in questa "Fannulleide" c'è vera gloria. La domanda è tanto più lecita in quanto in Italia ha sempre fatto difetto l'analisi quantitativa delle scelte di governo, o forse dovrei dire l'onestà di commentare dei numeri senza ricorrere all'occultismo, come ad esempio avviene ad ogni tornata elettorale (quando vincono tutti) o a ogni pubblicazione di dati macroeconomici (quando il paese si sdoppia).
In questo notevole articolo pubblicato dalla redazione di noiseFromAmerika, si esamina con estremo dettaglio il vantato effetto "Brunetta" sull'assenteismo nel pubblico impiego. E' una lettura che io ho trovato molto interessante e per certi versi stupefacente: non avevo infatti mai messo in dubbio le cifre fornite dal ministro, perchè presumevo (ah, le tre I!) che la rilevazione e l'analisi delle presenze fosse puntuale. Ora scopro che erano frutto di inferenza statistica, cioè basate su un campione. Fin qui nulla di male: come sanno tutti gli studenti di economia del primo anno, l'applicazione di test inferenziali ad un campione casuale di norma conduce a risultati attendibili, con percentuali di errore controllabili. L'aspetto davvero incredibile, doppiamente incredibile se si considera che il ministro è anche professore di economia (nè perde occasione per rammentarlo), è che il campione non è scelto casualmente, ma auto-selezionato. In altre parole il ministro ha chiesto alle amministrazioni di comunicare volontariamente i dati sull'assenteismo.
Ora chi pensate abbia avuto più voglia di rispondere: quelle con minori o maggiori percentuali di assenteismo?
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