Di questo anticiclone nordafricano che ormai da qualche anno ha sostituito il più simpatico e temperato omologo delle Azzorre possono dirsi due cose, entrambe estremamente attuali.La prima è che, essendo per l'appunto nordafricano, è tecnicamente extra-comunitario; in più, siccome nessuno sembra gradirlo, è evidentemente clandestino, e quindi andrebbe arrestato, secondo le recenti norme in materia di sicurezza. E' allo studio un decreto attuativo per imprigionare le molecole d'aria di colore più scuro che quotidianamente varcano il canale di Sicilia per delinquere climaticamente sul suolo (e nell'aire) patrio.
La seconda è che produce effetti singolari su alcune menti, certamente le meno attrezzate. Il fenomeno pare riconducibile all'effetto sorpresa che i pochi neuroni presenti in alcuni cervelli, eccitati e resi più mobili dalla temperatura elevata, provano quando si incontrano. E' noto che l'incontro con lo sconosciuto, il diverso, produce diffidenza reciproca, a volte manifesta ostilità.
Le due conseguenze dell'anticiclone illegale spiegano al 95% le recenti barzellette leghiste, in materia di dialetti e inni. Bisogna, tuttavia, ammettere che se quella sugli insegnanti meridionali che non conoscono il bergamasco stretto abbia alquanto irritato il terrone scrivente, quella sull'inno nazionale gli ha fatto dolere le mascelle per una buona mezz'ora.
E si, perchè tra le motivazioni addotte per la sostituzione, c'è quella che nelle valli del Nord pare ci sia più familiarità con il libretto del Nabucco che con l'inno di Mameli.
Per carità, è evidente che il popolo italico, soprattutto nella sua espressione più compiuta, la Nazionale di calcio, non è ancora riuscito a metabolizzare il concetto di "coorte". A distanza di quasi 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, l'italiano medio, nei cinque minuti che precedono il fischio d'inizio, preferisce rifugiarsi in un più ameno "stringiamoci a corte" che obiettivamente evoca momenti di minore affanno.
Che però, nelle valli del Nord siano più noti i clivi e i colli, qualche dubbio sorge. Immagino questi latranti leghisti, col suono gutturale ostinatamente mantenuto quale prova di forza celtica, canticchiare sotto la doccia "...ove olezzano tepide e molli l'aure dolci del suol natal".
Anche passando sopra al trascurabile dettaglio che il suolo in questione è Israele, e non il Lombardo-Veneto, e chi canta sono appunto gli Ebrei imprigionati, pare alquanto inverosimile che il rozzo celtico sia in grado di mandare a memoria l'aria del "Va pensiero".
Al limite, volendo a tutti i costi esprimere i valori e gli ideali che si intuiscono dalle parole e dagli atti di questa gente bisognerebbe cambiare il tempo in un più coerente "Il pensiero è andato".
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