01 febbraio 2009

Tutto il mondo è paese

Qualche tempo fa, gli idraulici polacchi si ritagliarono, loro malgrado, uno spazio nelle cronache del vecchio continente: in occasione dell'approvazione di una direttiva europea sui servizi, i malcapitati artigiani divennero il simbolo negativo di una campagna nazionalista francese basata sul trito leitmotiv del furto di lavoro.
Oggi le vittime dell'ignoranza economica sono alcuni ingegneri italiani e portoghesi appartenenti ad una società di Siracusa che ha vinto un appalto nel Lincolnshire, UK, vale a dire in una terra che ha spiegato al mondo che cos'è l'economia di mercato.

Si sa, però, che il capitalismo è bello finché è un pranzo gratis, nel quale, per giunta, sei l'unico commensale. Quando si tratta di applicarne i princìpi in senso più ampio, allora comincia a provocare reazioni allergiche. In questi casi, poi, non manca mai un politico o un sindacalista alla ricerca di consenso che sale sulla tavola da surf per cavalcare l'onda del malcontento. Ed ecco allora che la scatola de "Il Piccolo Protezionista" viene tirata fuori dalla soffitta. Purtroppo, siccome è sullo stesso scaffale dell'altro blockbuster, "Il Piccolo Razzista", capita che prendendo l'una, cada anche l'altra, da cui la fortunata combinazione: "Sporco immigrato ruba-lavoro".

Non vorrei dilungarmi troppo sulla questione tecnico-economica: altri hanno scritto molto meglio di me. Sul punto mi limito ad osservare che il vantaggio di un'economia aperta è la concorrenza, e
quest'ultima si traduce in prezzi più bassi per tutti i consumatori.

In effetti, leggendo la notizia, la prima parola che mi è venuta in mente non aveva niente a che fare con "La Ricchezza delle Nazioni", ma piuttosto con la "Divina Commedia": contrappasso.
Ci eravamo affrettati a dimenticare oltre mezzo secolo di emigrazione, di viaggi in terza classe in fuga dalla miseria e dalla fame, di accoglienze tutt'altro che amichevoli in paesi in cui andavamo a cercare la sopravvivenza, ma anche a portare nuova ricchezza, la ricchezza del lavoro. Pensavamo di poter nascondere il passato sotto il tappeto, e sedere alla tavola dei ricchi, guardando dall'alto in basso chi non ha. E neppure con la condiscendenza delle vecchie aristocrazie, quanto piuttosto con l'arroganza e l'ignoranza dei parvenue, di chi ha messo le mani su un po' di roba e vive nel terrore che l'altro gliela porti via. "Affondiamo i barconi", "Aiutiamoli a casa loro", "Vengono solo per commettere reati", "Le nostre figlie non avranno mai il burqa", "Un giorno vivremo nelle riserve" e così via fino a ridurre il problema a una mera questione di ordine pubblico.

Poi un giorno apriamo i giornali e scopriamo che qualcuno la pensa esattamente come noi, solo che stavolta lui è a Nord e noi a Sud.

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