Dalle nebbie dei miei ricordi di scuola di tanto in tanto affiorano alcune spigolature. Dal momento che del cervello dell'uomo si ignora ancora tanto, e che il mio in particolare si ostina ad ignorarmi, sono portato ad attribuire a fenomeni soprannaturali, forse divini, questi affioramenti.
La settimana scorsa, ad esempio, mi sono tornate alla mente le proporzioni, quelle ipnotiche cantilene che invariabilmente legavano alcune lettere dell'alfabeto: A-sta-a-B-come-C-sta-a-D. Il fascino della nenia è che basta niente per trascinarla fuori dalla matematica. Personalmente, subisco molto il fascino della matematica, proprio perchè basta niente per tirarla fuori dal suo guscio e svelare i misteri di cui è costellata la vita reale. Prendiamo ad esempio, che so, la salute di un uomo. Uhm, no, non mi piace. Ripartiamo. Ecco: consideriamo una malattia, magari una di quelle non ancora debellate dalla forza della preghiera o, se proprio ci tenete, dalla ricerca medica. Quale possiamo scegliere? Diciamo quella da quattro lettere.
Dicono che per evitare il contagio serve un affare in lattice. Non è affatto vero. E' una sciocca superstizione. Il metodo matematico ci suggerisce che basta comportarsi bene e astenersi e nulla ci accadrà. Anzi, non incorrendo nelle ire di alcuna entità punitiva, sicuramente non subiremo alcun castigo. Riuscite a intravedere la prima gamba della proporzione? Ancora no? Va bene, formalizzo io:
Astinenza:Salvezza.
Ora abbiamo un solido paradigma sulla base del quale, divertentemente, svelare tutti gli altri misteri della vita ed essere più felici ed anche, perchè no, più intelligenti. Provateci anche voi: è un gioco molto simpatico.
Ehm....sono passati cinque minuti e ancora non vi è venuto in mente un altro esempio per chiudere la proporzione? Ok, niente panico. Pensiamo ad un altro argomento attuale..mumble mumble...ma si!! il cambiamento climatico!
Anche qui, qualche ignorante e/o arrogante vorrebbe convincerci che esistono comode soluzioni in lattice: motori più efficienti, utilizzo di fonti alternative, etc. Ma anche qui la soluzione è immediata. Da cosa dipende il riscaldamento del pianeta? Dal Sole, è ovvio. Ma di preciso qual è il momento a partire dal quale il sole ha cominciato a scaldare di più? Semplice, da quando ha smesso di girare intorno alla Terra. Pensateci: secoli fa, quando vigeva il sistema geocentrico, mica c'erano tanti problemi di calore? A questo punto non ci resta che tornare a insegnare che la Terra sta ferma e tutto il resto le gira intorno, e in un baleno avremo risolto quest'altra piaga dei giorni nostri.
Ricapitolando, dunque, Astinenza:Salvezza=Astronomia:Riscaldamento. Che ne dite? Non è un bel gioco da fare fra amici? Quasi quasi lo brevetto e me lo vendo. Lo chiamo "Sedicemente". Nella scatola anche una veste bianca.
Era il 28 febbraio dell'anno di grazia 2009.
Forti della loro lettera di corsa, tre avventurosi giovani di mare, piuttosto prossimi agli anta, salparono dalla Tortuga (SA) sul famigerato sloop "Pinguino", per una terribile missione denominata in codice: "Jurnata e' sole".
L'equipaggio era irrequieto: serpeggiava la tensione, come fra i guerrieri prima della battaglia. Ancora prima di mettere il piede sulla coperta, si sfiorava la rissa sulla necessità di alcune dotazioni di bordo, nella fattispecie l'estintore. Il Capitano di Ruscello, sir Sunday Saydear, si era impuntato sulla necessità di procurarsene uno di riserva, dal momento che l'altro era stato portato ai Magazzini dell'Ammiragliato per la ricarica. Adduceva a motivo, il valoroso ufficiale, il fatto che in tutti i disastri marini prima o poi interviene il fuoco. Il Capitano di Frenata, sir Andy Rookie, noto conoscitore del genere catastrofico, tuttavia, sosteneva che in tutti gli esempi di celluloide, i vascelli tipicamente vengono travolti da onde gigantesche o impattano in qualche ostacolo, talvolta anche di ghiaccio, e che di conseguenza il problema si poneva come diversamente elementare, nel senso che non era l'elemento fuoco, ma l'elemento acqua a creare maggiori problemi. Saydear, poco avvezzo alla discussione, sfoderò immediatamente la sciabola ottenendo subitaneo accoglimento delle sue richieste.
Con l'estintore sottobraccio i due si avviarono verso il veliero, superando la facile ironia di un insolente mozzo di pontile, pronto a notare come il Pinguino tendesse a uscire in prevalenza in assenza di vento. Ignorava, il sottoposto, che sir Rookie, tattico di chiara fama, aveva già preannunciato il levarsi del vento di lì a un'ora, invariabile previsione che faceva ogni giorno da circa tre anni.
Nella logorante attesa che arrivasse il terzo dell'equipaggio, il Capitano di Corpetto, sir Alphonse Tits, la cui puntualità era una favola nota in tutti i Caraibi, vennero eseguiti i controlli di rito: accensione di prova del motore fuoribordo, controllo delle condizioni meteo-marine, scelta e armatura della vela di prora. E' qui il caso di ricordare che il Pinguino era reduce da una burrasca, eroicamente affrontata all'ormeggio, durante la quale era andato perduto il segnavento, peraltro già sbilenco. Prendere il mare senza il segnavento era chiaramente un azzardo: avrebbe impedito l'assunzione della postura "De Angelis", in cui lo skipper, affetto da probabile otite, inclina il capo da un lato mentre guarda in alto verso la testa dell'albero, amplificando in questo modo l'effetto millantatorio delle proprie conoscenze nautiche.
Mollate le cime ci volle un buon quarto d'ora per riacquistare il nobile gergo marinaro, in cui gli oggetti più comuni vengono incomprensibilmente rinominati - dall'amantiglio al winch (con la zeta non me ne vengono) - per accrescere la confusione di bordo. Non prima tuttavia che Rookie si fosse complimentato con Saydear per il modo in cui questi stava guidando la barca.
Issate le vele, il vascello cominciò a muoversi leggero sull'acqua, seguendo una bolina larga per 180° appena infastidito da un mare lungo al traverso e dai marosi creati da un paio di SUV del mare in uscita dalla bocca del porto a velocità curvatura. Sir Tits fu sul punto di perdere il suo proverbiale aplomb anglosassone, scrupolosamente coltivato nella purezza dell'istruzione aristocratica della contea dell'Agroshire.
Considerando con compiacimento il lavoro del genoa 120% e l'eccellente parallelismo dei relativi filetti, l'equipaggio si apprestava al momento più significativo della missione: stappare le Nastro Azzurro. In quella, l'irrequieto Tits che da tempo percorreva in ambo i sensi il passavanti di dritta, segnalò una baleniera sottovento
di prua a due quarte. Si trattava del Pequod (nella foto), un grosso sloop abbondantemente popolato, di circa 30 piedi, che procedeva su una rotta parallela. Un'occhiata al volto teso di Saydear confermò che il loquace timoniere aveva già fiutato il sangue. Inarcando entrambe le sopracciglia, ordinò di issare il Jolly Roger e si lanciò all'inseguimento della preda. Il sempre sbandante Rookie si spostò sottovento per diminuire la superficie bagnata della carena e governare il fiocco, mentre Tits si dedicò alla sua occupazione preferita: cazzare la randa.
Incredibilmente, data la diversa lunghezza, il Pinguino rimontava la baleniera, non senza gigioneggiare in calcolatissime evoluzioni d'acqua ora poggiando ora orzando, senza apparente significato. Era, però, un abile espediente psicologico per aumentare l'effetto di panico a bordo del Pequod. Dopo circa 15 minuti di serrato inseguimento, la distanza fu annullata, ma Saydear, che più che un pirata era un signore, esaurito dal vittorioso sforzo di dimostrare che il Pinguino era la barca più veloce del Golfo, e ricordandosi di non nutrire particolare interesse per Punta Licosa, chiamò il "Pronti alla virata". Freneticamente gli altri due si affaccendarono alle manovre per mollare la scotta sottovento del fiocco: in pochi secondi tutto fu pronto e la prua scavalcò l'occhio del vento con sapiente maestria. Saydear, tuttavia, disapprovò: "Non avevo detto ancora Viriamo!". Per un istante si considerò anche l'eventualità di ritornare sulle mura precedenti e rifare la manovra per sbronciare il timoniere, ma ormai la nuova rotta era intrapresa.
Il vento nel frattempo aveva rinforzato: la presenza di numerose "paparelle" suggeriva la presenza di circa 15 nodi. Il pesante e pigro pozzetto del Pinguino, valutabile approssimativamente in 250 Kg, rendeva la barca particolarmente orziera, cosicchè la pressione sulla pala per tenerla sempre leggermente alla puggia era quasi insostenibile, per gente avvezza più che altro a solfeggiare sulla tastiera di un computer.
In un lampo si fu in prossimità della costa montuosa. Rookie, subentrato al timone, decise che era il caso di cimentarsi in una frivola quanto infelice strambata. Il boma, alquanto contrariato, la pensava diversamente e si concesse qualche secondo di anarchia riportandosi ad un tratto sulle vecchie mura mentre il fiocco era già passato: brillante esempio di poppa a farfalla autogestita.
Tits, come da copione, aprì il dossier sulle cause del fallimento della manovra: "Ma abbiamo fatto una straorzata?". "Alla menta, forse" - pensò il maldestro Rookie.
Nuovo lato mure a dritta, barca sempre più sbandata, vento in rinforzo, incessante cazzeggio di randa, fino quasi nel campo di regata di un malcapitato gruppo di laser, allorchè la ciurma cominciò a vagheggiare di primi e secondi, non frazioni di angoli, ma portate di pranzo. Dunque altra mortificante vira, che di strambare non pareva il caso, e rotta verso i due fari. Tits ammainò il fiocco e, con la collaborazione di Saydear, ottimo anche nel ruolo di nostromo - pinna gialla, ovviamente -, tirò giù la randa dandole una sciacquata a mare, così per conservarla meglio sotto sale.
Giunti al pontile e disarmate le vele, finalmente ci si avventò sulle birre. Tits, grazie alla sua superiore conoscenza dell'assonometria cavaliera, si assicurò che le cime di prua fossero isosceli e terminanti in geometriche girelle: l'animo dell'ufficiale si riconosce dalla cura per il dettaglio. Finalmente, con il malfermo piede marino guadagnato nelle due ore precedenti, si prese terra alla volta delle rispettive tavole. Apparecchiate.