16 giugno 2009

Il cuculo e l'ippocampo

E' sera tardi. Fa caldo. L'ultimo minorenne scroccone che ho in casa si è appena accasciato nella culla. Spalmato sul divano come un orologio di Dalì, guardo un afono tg locale. Il telecomando è ad almeno due metri: una distanza siderale per le mie capacità psico-motorie. In basso scorre l'immancabile rullo delle notizie che fa molto BBC. Chissà se anche gli Inglesi lo usano per vendicarsi dell'ortografia.

Credo di aver commesso un errore: non è un tg. E' un documentario. Intuisco che si parla di uno strano animale, forse raro, sicuramente molto caro.

E' un ippocampo.

Un tizio in completo scuro e cravatta - deve essere una persona davvero molto importante, forse addirittura il presidente di una squadra di calcio - ne ha appena comprato uno da 300.000 euro. Sospetto che abbia preso un bidone, ma non conosco le quotazioni degli ippocampi: a stento so a quanto vengono via le vongole e i lupini.

Cambio di scena. Esterno giorno. Completo scuro esce da un garage nell'ovvia berlina tedesca. Tutto intorno una ventina di persone, la cui espressione tradisce la recente conquista della posizione eretta. Il volto deformato in un'orribile maschera, saltano e si agitano, urlando nel silenzio dello schermo, venerando il Kurtz nell'ovvia berlina tedesca. Allora capisco. Non è un documentario. E' un film. Un sequel, per la precisione. S'intitola "Qualcuno è tornato sul nido del cuculo".

Solo che l'enorme indiano che possedeva l'unico barlume d'intelligenza della trama è ormai scappato da un pezzo. Sono rimasti solo Jack Nicholson e i suoi compagni. Tutti lobotomizzati.

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