Quando la7 iniziò a trasmettere il torneo delle 6 nazioni, alcuni anni or sono, non avevo nessuna idea di cosa fosse il rugby. La mia conoscenza si limitava a quelle rare immagini che facevano capolino di tanto in tanto in tv, quasi casualmente, tra una partita di calcio e l'altra. L'unica cosa che avevo colto del gioco era questa periodica ammucchiata di carne, intervallata da brevi corse arrestate quasi sempre in maniera lievemente bestiale. Non conoscendone le regole, lo trovavo di una noia soporifera, seconda sola al tedio domenicale tipico di un Gran Premio di Formula 1, davanti al quale, complice il canonico pranzo pluri-portata, sono normalmente in grado di prendere sonno già nel giro di ricognizione. Non mi ci è voluto molto, però, per riconoscere che il rugby è lo sport per eccellenza.L'essenza della competizione sportiva non è la vittoria sull'altro, ma il superamento dei propri limiti. La presenza dell'avversario è strumentale al raggiungimento di questo fine. Per questo egli merita rispetto; perché ci consente di raggiungere un più elevato livello di soddisfazione. In sostanza collabora con noi, ovviamente essendo anch'egli mosso dallo stesso obiettivo. A rifletterci, secondo questa lettura, ogni gara cessa di essere un gioco a somma nulla: tutti guadagnano qualcosa, anche chi perde, nella misura in cui la sconfitta è stimolo per un nuovo combattimento. Per generare questo effetto, tuttavia, la competizione deve essere corretta, leale, altrimenti è un po' come barare al solitario. In una partita di rugby non capita quasi mai che qualcuno si butti a terra simulando un infortunio o insulti l'arbitro, che è un altro collaboratore, per di più disinteressato, al raggiungimento dello scopo di cui sopra. In una partita di rugby c'è intelligenza ma non furbizia, lotta ma non sopraffazione. In definitiva è uno sport che insegna a vivere.
Detto questo, appuntamento a sabato 7 febbraio per Inghilterra-Italia nel tempio di Twickenham.
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