La donna materNon ricordo tanto bene le donne delle pubblicità degli anni '70 e '80: appartengo a una generazione che veniva mandata a giocare in cortile; ma le poche immagini femminili che mi vengono in mente avevano immancabilmente problemi di bucato. Alcune avevano dato alla luce dei bipedi che pur passando tutto il tempo a grufolare nel fango, occasionalmente riuscivano anche a macchiarsi di gelato. Mentre la povera donna cominciava a maledire se stessa e la sua progenie, invariabilmente si avvicinava l'avvoltoio che proponeva sospette sostituzioni di fustini.
E che dire del marito della malcapitata: un uomo che per sentirsi in pace con il mondo indossava camicie dai colletti forgiati nell'acciaio, affilati come un set di coltelli shogun. L'arrotina, dunque, dopo aver studiato i fondamenti di termodinamica per accendere la caldaia del ferro da stiro, un oggetto di modesto ingombro il cui stivaggio richiedeva un monolocale apposito, si affaccendava con l'appretto con il manico. Appretto: una parola semisconosciuta, coniata a scopo puramente vessatorio.
Erano tempi grami per la donna, ancora esclusivamente legata ad un'immagine domestica, nonostante quasi un secolo di lotte di affrancamento.
Poi qualcosa è cambiato, qualcuno dice proprio grazie alle (o a causa delle) tv commerciali. Il risultato finale è per lo meno dubbio, in entrambe le sue varianti sintattiche.
La donna oggetto
Ok. L'argomento è trito e ritrito. Prendi una strafiga, vestila il meno possibile, congelala in una posa sinuosa e falle assumere un'espressione ebetemente intrigante. Diventa un diamante: sta bene su tutto. La puoi usare per vendere auto,pentole,penne,orologi,bevande,elementi-di-arredo,riviste,serramenti,mastici-industriali,colle-domestiche,schede-telefoniche,abbonamenti-tv. Puoi anche inserirla in una qualche trasmissione sportiva, al limite installandola su un trespolo che aumenti l'effetto soprammobile. All'occorrenza puoi farla parlare, senza nemmeno doverti scomodare ad allungarle un cracker. Insomma puoi usarla per proporre qualsiasi cosa il cui processo di acquisto richieda una certa dose di testosterone: praticamente tutto. O quasi.
C'è in effetti una categoria di prodotti che evidentemente deve fare appello ad altro e questo ci porta all'altra versione della femmina televisiva.
La donna soggetto
L'esemplare è meno studiato ma non meno diffuso. E soprattutto non meno fastidioso.
Ve la ricordate, qualche anno fa, quella ragazza che doveva lanciarsi col paracadute proprio in quei giorni lì? Io non ho mai conosciuto una ragazza con l'hobby del lancio. Solo di recente ho scoperto un'amica che si arrampica. A parte questo, però, sono certo che tutti almeno una volta si sono chiesti: ma per forza ti dovevi buttare in quei giorni lì? E farsi due conti e prendere l'appuntamento in un periodo ciclicamente meno complicato?
Poi venne quella che doveva andare in moto, sempre nella settimana di passione. Ovviamente col pantalone di cotone bianco, macchiabile con la sola forza del pensiero. Un jeans nero faceva schifo?
Arrivò, infine, la vee-jay. La VEEJAY, signore! Ma cercarsi un normale lavoro precario? O provare a entrare in una graduatoria scolastica a ostacoli. O mandare un curriculum (fotografico) per fare il ministro delle pari opportunità? E poi, voi, maledetti reclutatori, vi pare il caso di farle fare la ruota? Con tutti i rischi collegati alla 626? E se, mentre rotea, l'assorbente decolla? Forse vi sfugge che, secondo la nota equazione di bernouilli, l'intimo alato in particolari condizioni di flusso(!) sviluppa una portanza in grado di vincere la forza di gravità? E spendiamoli due euro per una consulenza di fisica!
Non è finita. La banda del cromosoma Y ha dovuto, a malincuore, fare i conti con una triste realtà paritaria: di tanto in tanto anche la metà più dolce del cielo avverte quel fastidioso prurito. L'unica differenza è che il mercato è stato più lesto a rimediare al problema femminile. Allo stato attuale, infatti, non risulta ancora l'esistenza di un presidio medico-chirurgico denominato Cazzil.

Quindi s'è dovuto apprendere che, talvolta, l'Eva del terzo millennio si gonfia. Nessuno sa come e perchè accada. Il Cern ha messo a punto un enorme acceleratore di particelle per rispondere al quesito, ma per ragioni anche legate a segreti militari, ha pubblicizzato l'aggeggio come strumento per risalire alle origini dell'Universo. E' chiaro, però, che la posta in gioco è ben più alta. Mentre si studia la natura del fenomeno, tuttavia, l'industria alimentare ha già trovato il rimedio: una soluzione peretoria (la mancanza della "n" non è un refuso). Non ditemi che non ci avevate pensato? Da dove credevate uscisse l'aria in eccesso? Forse lo yogurtino parla con le molecole d'aria che, attenzione, già si trovano in posizione piuttosto decentrata e le convince a risalire per uscire, magari dal naso o dalle orecchie? E già, e magari non capita nemmeno che un capo di governo vada a minorenni.
Da ultimo vi regalo una visione di campi coltivati, dove abbonda la vegetazione. Ogni tanto, però, una sfoltitina ci vuole: ed ecco allora dei pratici motozappa portatili da far scorrere, con voluttà, sulla pelle per recuperare quella setosità senza la quale, roba delle ultime settimane, "senti come dei granelli di sabbia sotto le ascelle". Ma dico? Almeno un po' di poesia non si potrebbe conservare? Che so, qualcosa tipo: "oggi mi sento pralinata come un bacio perugina".
Sapete che vi dico: meno male che Dino Risi girò Profumo di Donna nel '74. Avessero dovuto produrlo oggi lo avrebbero minimo minimo chiamato Afrore di Femmina.
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