01 febbraio 2010

Asilo economico

E' andata così: io volevo vedere un film di Winnie the Pooh, l'orsetto sciocco un po' goloso, del quale conservo la dvdgrafia completa. Mio figlio, invece, insisteva per 8,30, la trasmissione di approfondimento de La7. Dopo una lunga mediazione della mia primogenita, abbiamo trovato un accettabile compromesso: 8,30.

L'argomento era la disoccupazione. Presenti, fra gli altri, un sindacalista professionista, un industriale esegeta di Benedetto-numerato, un sottosegretario a piacere. Convenevoli di rito sulla crisi ed è venuto fuori il bubbone torinese. Dopo le consuete banalità sul made-in-italy, la produzione nazionale, l'orgoglio tricolore, le fabbriche all'estero, il piccolo, con l'arroganza tipica dell'età prescolastica mi chiede: "Papà, perchè la Fiat ancora non è fallita?".

L'ho presa alla lontana: "Sai, cucciolo mio, c'è il capitale e il lavoro, e Marx e Smith, e l'equilibrio Paretiano, e il consumo e il risparmio... ma non vogliamo fare una bella costruzione?". E lui, girandosi il ciucciotto fra le mani: "Dopo, papà. Prima dimmi da dove escono tutti i doldi che abbiamo dato alla Fiat in questi anni?".

"Da dove, dici? Beh, vediamo un po', hai presente la culla in cui dormi? L'abbiamo pagata un po' in più anche per dare i soldi alla Fiat. E poi ci sono le aliquote Irpef, e l'imposta progressiva e le detrazioni fiscali e l'età pensionabile... ma non vogliamo giocare con i trenini?"

"Dopo papà. Ma scusa, se un'azienda produce delle perdite ogni anno e noi continuiamo a regalarle i doldi, non faremmo prima a buttare gli euvi nel gabinetto?"

"Ma, piccolo mio, e il mantenimento dei livelli occupazionali, e la questione meridionale, e i distretti industriali e le lotte sindacali.... uh, guarda! i soldatini!"

"Dopo papà. Ma allora facciamo una cosa: diamo direttamente i doldi agli operai, tanto non è che con quel lavoro aumentano la ricchezza, visto che l'azienda perde sempre; almeno evitiamo che chi li gestisce male si metta in tasca un pezzo della mia culla"

"M..ma, amore mio, tu non conosci ancora il moltiplicatore keynesiano, e il vincolo di bilancio e le partite correnti... coloriamo?"

"Dopo papà. E se invece quei doldi li avessimo investiti nella formazione delle persone e avessimo un po', solo un po', migliorato le infrastrutture, la giustizia civile, ridotto il crimine e la corruzione, forse oggi ci sarebbe qualche altra impresa con migliori speranze, non dico una Gugle, ma qualcosa di simile. Perchè solo gli Americani possono avere la Silicon Valley?"

"Tesoro, ma è una questione di spiriti animali, di distruzione creativa, di concorrenza perfetta, di equilibrio oligopolistico, e lavoro a tempo indeterminato e cococo.... fattoria chicco?"

"Vabbuò, papà, vada per la fattoria. Però voglio le mucche argentine".
"No, le mucche argentine no. Lo sai che noi giochiamo Italiano".
"Però anche le banche hanno giocato gli Italiani con l'Argentina, è vero?"

"Vai a letto! E senza ninna... figlio presuntuoso!"


25 settembre 2009

Timeo Brunettam et data ferens


Lo so: questo sembra accanimento. Ma non è colpa mia: è il ministro che si sovraespone. Parla, strilla, strepita e si loda incessantemente. E' più che normale, dunque, chiedersi se è davvero il Salvatore della PA, se in questa "Fannulleide" c'è vera gloria. La domanda è tanto più lecita in quanto in Italia ha sempre fatto difetto l'analisi quantitativa delle scelte di governo, o forse dovrei dire l'onestà di commentare dei numeri senza ricorrere all'occultismo, come ad esempio avviene ad ogni tornata elettorale (quando vincono tutti) o a ogni pubblicazione di dati macroeconomici (quando il paese si sdoppia).

In
questo notevole articolo pubblicato dalla redazione di noiseFromAmerika, si esamina con estremo dettaglio il vantato effetto "Brunetta" sull'assenteismo nel pubblico impiego. E' una lettura che io ho trovato molto interessante e per certi versi stupefacente: non avevo infatti mai messo in dubbio le cifre fornite dal ministro, perchè presumevo (ah, le tre I!) che la rilevazione e l'analisi delle presenze fosse puntuale. Ora scopro che erano frutto di inferenza statistica, cioè basate su un campione. Fin qui nulla di male: come sanno tutti gli studenti di economia del primo anno, l'applicazione di test inferenziali ad un campione casuale di norma conduce a risultati attendibili, con percentuali di errore controllabili. L'aspetto davvero incredibile, doppiamente incredibile se si considera che il ministro è anche professore di economia (nè perde occasione per rammentarlo), è che il campione non è scelto casualmente, ma auto-selezionato. In altre parole il ministro ha chiesto alle amministrazioni di comunicare volontariamente i dati sull'assenteismo.

Ora chi pensate abbia avuto più voglia di rispondere: quelle con minori o maggiori percentuali di assenteismo?

24 settembre 2009

La fattoria degli animali


Ci sono animali più uguali degli altri, è innegabile. Nell'immaginario comune e nelle abitudini alimentari, ad esempio, il maiale occupa una posizione decisamente più scomoda, per lui ovviamente, del cane. Del resto non risulta, per il miglior amico dell'uomo, un sinonimo dispregiativo assimilabile a "porco" nè ci si chiede quanti anni viva in media il suino. La risposta è infatti arcinota: poco più di un anno, nella forma quadrupede, un po' di più dopo la trasformazione in salsicce e costate, secondo la formalizzazione E=mc^2, dove m=maiale, volgarmente tradotta ne "del maiale non si butta via nulla".

Passando dalla terraferma agli oceani, si notano altre forme di discriminazione, principalmente derivanti da una certa cinematografia di parte: chi non ha imparato a temere e odiare gli squali per colpa di Spielberg? Di contro, come non adorare quel tenero mammifero cinguettante di nome Flipper?

Queste singolari forme di razzismo, benchè amene, talvolta hanno serie conseguenze. In un articolo dello scorso febbraio, un biologo marino evidenzia come intervenendo sulle modalità di pesca del tonno allo scopo di evitare che muoiano dei delfini, di fatto si è condannato a morte molti altri abitanti del mare, in enormi quantità. Vale la pena, tra l'altro, di notare che i delfini non sono affatto una specie a rischio di estinzione.

La strada per l'inferno è sempre lastricata di buone intenzioni.

16 settembre 2009

Profumo di donna

La donna mater
Non ricordo tanto bene le donne delle pubblicità degli anni '70 e '80: appartengo a una generazione che veniva mandata a giocare in cortile; ma le poche immagini femminili che mi vengono in mente avevano immancabilmente problemi di bucato. Alcune avevano dato alla luce dei bipedi che pur passando tutto il tempo a grufolare nel fango, occasionalmente riuscivano anche a macchiarsi di gelato. Mentre la povera donna cominciava a maledire se stessa e la sua progenie, invariabilmente si avvicinava l'avvoltoio che proponeva sospette sostituzioni di fustini.

E che dire del marito della malcapitata: un uomo che per sentirsi in pace con il mondo indossava camicie dai colletti forgiati nell'acciaio, affilati come un set di coltelli shogun. L'arrotina, dunque, dopo aver studiato i fondamenti di termodinamica per accendere la caldaia del ferro da stiro, un oggetto di modesto ingombro il cui stivaggio richiedeva un monolocale apposito, si affaccendava con l'appretto con il manico. Appretto: una parola semisconosciuta, coniata a scopo puramente vessatorio.

Erano tempi grami per la donna, ancora esclusivamente
legata ad un'immagine domestica, nonostante quasi un secolo di lotte di affrancamento.

Poi qualcosa è cambiato, qualcuno dice proprio grazie
alle (o a causa delle) tv commerciali. Il risultato finale è per lo meno dubbio, in entrambe le sue varianti sintattiche.

La donna oggetto
Ok. L'argomento è trito e ritrito. Prendi una strafiga, vestila il meno possibile, congelala in una posa sinuosa e falle assumere un'espressione ebetemente intrigante. Diventa un diamante: sta bene su tutto. La puoi usare per vendere auto,pentole,penne,orologi,bevande,elementi-di-arredo,riviste,serramenti,mastici-industriali,colle-domestiche,schede-telefoniche,abbonamenti-tv. Puoi anche inserirla in una qualche trasmissione sportiva, al limite installandola su un trespolo che aumenti l'effetto soprammobile. All'occorrenza puoi farla parlare, senza nemmeno doverti scomodare ad allungarle un cracker. Insomma puoi usarla per proporre qualsiasi cosa il cui processo di acquisto richieda una certa dose di testosterone: praticamente tutto. O quasi.

C'è in effetti una categoria di prodotti che evidentemente deve fare appello ad altro e questo ci porta all'altra versione della femmina televisiva.

La donna soggetto
L'esemplare è meno studiato ma non meno diffuso. E soprattutto non meno fastidioso.
Ve la ricordate, qualche anno fa, quella ragazza che doveva lanciarsi col paracadute proprio in quei giorni lì? Io non ho mai conosciuto una ragazza con l'hobby del lancio. Solo di recente ho scoperto un'amica che si arrampica. A parte questo, però, sono certo che tutti almeno una volta si sono chiesti: ma per forza ti dovevi buttare in quei giorni lì? E farsi due conti e prendere l'appunt
amento in un periodo ciclicamente meno complicato?

Poi venne quella che doveva andare in moto, sempre nella settimana di passione. Ovviamente col pantalone di cotone bianco, macchiabile con la sola forza del pensiero. Un jeans nero faceva schifo?

Arrivò, infine, la vee-jay. La VEEJAY, signore! Ma cercarsi un normale lavoro precario? O provare a entrare in una graduatoria scolastica a ostacoli. O mandare un curriculum (fotografico) per fare il ministro delle pari opportunità? E poi, voi, maledetti reclutatori, vi pare il caso di farle fare la ruota? Con tutti i rischi collegati alla 626? E se, mentre rotea, l'assorbente decolla? Forse vi sfugge che, secondo la nota equazione di bernouilli,
l'intimo alato in particolari condizioni di flusso(!) sviluppa una portanza in grado di vincere la forza di gravità? E spendiamoli due euro per una consulenza di fisica!

Non è finita. La banda del cromosoma Y ha dovuto, a malincuore, fare i conti con una triste realtà paritaria: di tanto in tanto anche la metà più dolce del cielo avverte quel fastidioso prurito. L'unica differenza è che il mercato è stato più lesto a rimediare al problema femminile. Allo stato attuale, infatti, non risulta ancora l'esistenza di un presidio medico-chirurgico denominato Cazzil.

Quindi s'è dovuto apprendere che, talvolta, l'Eva del terzo millennio si gonfia. Nessuno sa come e perchè accada. Il Cern ha messo a punto un enorme acceleratore di particelle per rispondere al quesito, ma per ragioni anche legate a segreti militari, ha pubblicizzato l'aggeggio come strumento per risalire alle origini dell'Universo. E' chiaro, però, che la posta in gioco è ben più alta. Mentre si studia la natura del fenomeno, tuttavia, l'industria alimentare ha già trovato il rimedio: una soluzione peretoria (la mancanza della "n" non è un refuso). Non ditemi che non ci avevate pensato? Da dove credevate uscisse l'aria in eccesso? Forse lo yogurtino parla con le molecole d'aria che, attenzione, già si trovano in posizione piuttosto decentrata e le convince a risalire per uscire, magari dal naso o dalle orecchie? E già, e magari non capita nemmeno che un capo di governo vada a minorenni.

Da ultimo vi regalo una visione di campi coltivati, dove abbonda la vegetazione. Ogni tanto, però, una sfoltitina ci vuole: ed ecco allora dei pratici motozappa portatili da far scorrere, con voluttà, sulla pelle per recuperare quella setosità senza la quale, roba delle ultime settimane, "senti come dei granelli di sabbia sotto le ascelle". Ma dico? Almeno un po' di poesia non si potrebbe conservare? Che so, qualcosa tipo: "oggi mi sento pralinata come un bacio perugina".

Sapete che vi dico: meno male che Dino Risi girò Profumo di Donna nel '74. Avessero dovuto produrlo oggi lo avrebbero minimo minimo chiamato Afrore di Femmina.


27 agosto 2009

Ora pro nobis

Deh, elettore cattolico di centro-destra, spiegami come fai a votare PdL /Lega e andare a Messa la domenica?

Obietterai, forse, che nei weekend elettorali vai alla funzione del sabato sera? Probabilmente. Del resto deve venirti molto facile scendere a patti con la coscienza, prima ancora di considerare che puoi giocare ad libitum il jolly della confessione per sciacquare l'anima. Chissà, però, se torna bianca che più bianca non si può? Ne dubito.

Deh, elettore cattolico di centro-destra, spiegami perchè ti commuovi per un embrione, urli contro l'aborto, ti indigni sul testamento biologico e poi scacci l'immigrato? Forse che quella è meno vita delle altre?

Eppure, elettore cattolico di centro-destra, il tuo Cristo somigliava più a un immigrato clandestino che a uno come te, che nel tempio ormai non ci fai solo il mercato ma ci bivacchi vita natural durante. E ti dirò di più: ne venisse un altro, non troppo biondo non troppo bianco, non esiteresti a consegnarlo a Gheddafi, lavandotene le mani.

Fa' una cosa, elettore cattolico di centro-destra, torna a recitare il rosario, che magari è sufficiente per comprare il biglietto per il paradiso, ma per favore non prenderci in giro mormorando "Ora pro nobis", che in verità stai pregando solo per te.

19 agosto 2009

Il pensiero è andato

Di questo anticiclone nordafricano che ormai da qualche anno ha sostituito il più simpatico e temperato omologo delle Azzorre possono dirsi due cose, entrambe estremamente attuali.

La prima è che, essendo per l'appunto nordafricano, è tecnicamente extra-comunitario; in più, siccome nessuno sembra gradirlo, è evidentemente clandestino, e quindi andrebbe arrestato, secondo le recenti norme in materia di sicurezza. E' allo studio un decreto attuativo per imprigionare le molecole d'aria di colore più scuro che quotidianamente varcano il canale di Sicilia per delinquere climaticamente sul suolo (e nell'aire) patrio.

La seconda è che produce effetti singolari su alcune menti, certamente le meno attrezzate. Il fenomeno pare riconducibile all'effetto sorpresa che i pochi neuroni presenti in alcuni cervelli, eccitati e resi più mobili dalla temperatura elevata, provano quando si incontrano. E' noto che l'incontro con lo sconosciuto, il diverso, produce diffidenza reciproca, a volte manifesta ostilità.

Le due conseguenze dell'anticiclone illegale spiegano al 95% le recenti barzellette leghiste, in materia di dialetti e inni. Bisogna, tuttavia, ammettere che se quella sugli insegnanti meridionali che non conoscono il bergamasco stretto abbia alquanto irritato il terrone scrivente, quella sull'inno nazionale gli ha fatto dolere le mascelle per una buona mezz'ora.

E si, perchè tra le motivazioni addotte per la sostituzione, c'è quella che nelle valli del Nord pare ci sia più familiarità con il libretto del Nabucco che con l'inno di Mameli.

Per carità, è evidente che il popolo italico, soprattutto nella sua espressione più compiuta, la Nazionale di calcio, non è ancora riuscito a metabolizzare il concetto di "coorte". A distanza di quasi 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, l'italiano medio, nei cinque minuti che precedono il fischio d'inizio, preferisce rifugiarsi in un più ameno "stringiamoci a corte" che obiettivamente evoca momenti di minore affanno.

Che però, nelle valli del Nord siano più noti i clivi e i colli, qualche dubbio sorge. Immagino questi latranti leghisti, col suono gutturale ostinatamente mantenuto quale prova di forza celtica, canticchiare sotto la doccia "
...ove olezzano tepide e molli l'aure dolci del suol natal".

Anche passando sopra al trascurabile dettaglio che il suolo in questione è Israele, e non il Lombardo-Veneto, e chi canta sono appunto gli Ebrei imprigionati, pare alquanto inverosimile che il rozzo celtico sia in grado di mandare a memoria l'aria del "Va pensiero".

Al limite, volendo a tutti i costi esprimere i valori e gli ideali che si intuiscono dalle parole e dagli atti di questa gente bisognerebbe cambiare il tempo in un più coerente "Il pensiero è andato".

02 luglio 2009

GNUcca

Finalmente ho capito cosa erano le tre I.

Ricordate quando lo scorso berloverno aveva promesso una rivoluzione tecno-economica basata su Informatica, Inglese, Impresa?

Confesso che ero rimasto un filo scettico, considerando i soliti flussi professionali: cervelli che fuggivano, veline che arrivavano. Ma mi ingannavo. E mi ingannavo perché avevo dimenticato le nozioni basilari di economia aziendale, roba da primo anno accademico.

E si: perché non c'è solo l'innovazione di prodotto, ma anche quella di processo. Quest'ultima spesso è meno visibile, ma ha comunque un potente impatto sulla produttività di lavori più tradizionali. Finanche del mestiere più antico del mondo.

Nelle ultime settimane, questo trionfo di innovazione si è appalesato all'opinione pubblica attraverso il concetto di utilizzatore finale nel comparto merceologico del meretricio.

In pratica, la tradizionale transazione pelo-pecuniaria si è modernizzata in alcuni suoi passaggi chiave: la fornitrice del servizio, detta escort (zoccola, in italiano) è munita di palmare o smart phone con il quale provvede a fotografare gli interni della struttura messa a disposizione dal cliente. La foto ha valore probante del contratto. La device serve anche a raccogliere la firma elettronica del cliente, che viene apposta sotto la EULA (end-user licence agreement).

La licenza è disponibile nelle versioni Basic e Premier. In quest'ultimo caso, il pagamento può essere effettuato anche con modalità PayPal, in cui c'è effettivamente un amico che paga, rafforzandosi così la posizione di utilizzatore finale con diritto di godimento, ma senza responsabilità né civile né morale e forse nemmeno penale (ma quest'ultimo punto è controverso).

La diffusione della nuova licenza per l'amore a pagamento, com'era già avvenuto per i sistemi operativi (Linux) e i software per ufficio (OpenOffice), ha stimolato la nascita di un attivo movimento open sorc che propugna un modello di consumo alternativo, detto GNUcca.

Capito ora, quanto erano importanti le tre I?