24 settembre 2009

La fattoria degli animali


Ci sono animali più uguali degli altri, è innegabile. Nell'immaginario comune e nelle abitudini alimentari, ad esempio, il maiale occupa una posizione decisamente più scomoda, per lui ovviamente, del cane. Del resto non risulta, per il miglior amico dell'uomo, un sinonimo dispregiativo assimilabile a "porco" nè ci si chiede quanti anni viva in media il suino. La risposta è infatti arcinota: poco più di un anno, nella forma quadrupede, un po' di più dopo la trasformazione in salsicce e costate, secondo la formalizzazione E=mc^2, dove m=maiale, volgarmente tradotta ne "del maiale non si butta via nulla".

Passando dalla terraferma agli oceani, si notano altre forme di discriminazione, principalmente derivanti da una certa cinematografia di parte: chi non ha imparato a temere e odiare gli squali per colpa di Spielberg? Di contro, come non adorare quel tenero mammifero cinguettante di nome Flipper?

Queste singolari forme di razzismo, benchè amene, talvolta hanno serie conseguenze. In un articolo dello scorso febbraio, un biologo marino evidenzia come intervenendo sulle modalità di pesca del tonno allo scopo di evitare che muoiano dei delfini, di fatto si è condannato a morte molti altri abitanti del mare, in enormi quantità. Vale la pena, tra l'altro, di notare che i delfini non sono affatto una specie a rischio di estinzione.

La strada per l'inferno è sempre lastricata di buone intenzioni.

Nessun commento:

Posta un commento