10 febbraio 2009

Libertà di scelta

Stato e Chiesa. Da sempre due poteri che tendono ad intrecciarsi come la doppia elica del dna. E forse è scritta nel dna dell'Uomo la necessità dell'uno e dell'altra. Ma non si pongono sullo stesso piano.

Il primo rappresenta l'indispensabile ricorso ad una forma di organizzazione dei rapporti che tenga a bada la natura animale dell'individuo. La seconda è un organismo che tenta di sistematizzare la risposta all'insopprimibile bisogno di comporre l'infinito del Tempo con l'infinitesimo della vita. In altre parole cerca di dare un senso al fatto che noi moriamo mentre tutto il resto continua a sopravvivere. Su questa ansia si costruisce un insieme di regole, che in ultima analisi si traduce nella definizione di una condotta morale, con corollario di premi e punizioni finali.

Fino a che punto possono interagire o fino a che punto i due soggetti possono interferire l'uno nella sfera dell'altro? In un paese democratico, il problema non dovrebbe porsi e a ben vedere forse non si pone affatto, neppure in Italia. Nonostante i recenti casi che hanno agitato gli animi.

La religione è questione esclusivamente personale, riguarda quel bisogno di cui si parlava sopra. Il fatto che qualcuno la mostri in pubblico o la ostenti o ne faccia regola di vita non è di per sè motivo di offesa per gli altri. Ciascuno deve essere libero di seguire il proprio percorso di felicità, di compimento della propria personalità.

Cosa avviene quando una confessione cerca di influenzare le scelte di uno Stato, assumento cioè una dimensione pubblica? Niente di grave, a mio avviso. Si comporta come un normale gruppo di pressione, una lobby. E' discutibile, magari, il fatto che tenti di raggiungere obiettivi che coinvolgano non solo gli appartenenti al gruppo. D'altronde in genere le religioni hanno questi aspetti totalizzanti, essendo basate non su una ricerca di verità, ma su una epifania di verità: al credente, insomma, la verità è stata rivelata, ed è indiscutibile. Poveri gli altri che non possiedono quella certezza, ma questo non è motivo sufficiente per ignorarli: devono conformarsi. Tuttavia siamo sempre nel campo della pressione politica. Ci sono innumerevoli altri gruppi che premono su un governo per ottenere qualcosa in cambio.

Io non mi fascerei la testa se talvolta un gruppo religioso ottiene qualcosa. Forse quello che bisogna pretendere da uno Stato non è il privare le Chiese di parlare, ma quello di metterle tutte sullo stesso piano, poichè tutte meritano la stessa forma di rispetto essendo emanazioni dell'individuo. Questa è una delle grandi conquiste della nostra civiltà e va difesa.

In uno stato democratico, insomma, il problema "pubblico" della religione non si pone se tutte le religioni sono equiparate. Sul piano personale, invece, ognuno risponde davanti alla propria coscienza, secondo la propria onestà intellettuale.

Faccio un esempio: se un governo decide un giorno di essere "cattivo" con un discreto numero di persone, mettendone a rischio la salute (e dunque la vita) con una particolare legge, e il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, si muove in difesa di un principio assoluto di vita facendo di un singolo, controverso caso una battaglia divina, allora è il caso di alzare almeno un sopracciglio, perchè questa consecutio di eventi ha una definizione precisa: ipocrisia.

Ne faccio un altro: se un'organizzazione che predica la rettitudine morale per i propri membri e si erge a indiscussa maestra di etica, suggerisce ai propri aderenti il modo di sabotare una consultazione popolare, si può alzare anche l'altro sopracciglio perché si può adottare la stessa definizione di cui sopra: ipocrisia.

Se qualcuno trova la strada verso la felicità passando attraverso il compromesso con la propria coscienza, che lo faccia. Io ne rispetto la libertà di scelta.

2 commenti:

  1. Ditto:
    http://www.uaar.it/news/2009/02/10/commissione-camera-approva-radici-cristiane-nella-scuola/

    RispondiElimina
  2. Ne ho scovata un'altra

    "sondini quanti ne volete...

    ...ma ricordate: se state crepando ma siete senza permesso di soggiorno, fatti vostri."

    RispondiElimina